“Torno ad Haiti per dare una mano all’ospedale”

Adriano Rossi, volontario gallaratese di NPH-Fondazione Rava, aveva contribuito a costruire l'unico ospedale rimasto in piedi, oggi base" per gli aiuti italiani

Un’ospedale è scomparso, afflosciatosi su stesso dopo la forte scossa di terremoto. Il secondo, pienamente funzionante, deve fronteggiare l’emergenza sanitaria di queste settimane che forse "Torno ad Haiti per dare una mano all'ospedale"diventeranno mesi. La Fondazione Rava-NPH Italia ad Haiti riparte da qui, dalla necessità di soccorrere subito i feriti gravi, le persone colpite da infezioni. «L’ospedale Saint Damien è l’unica struttura che ha resistito nella capitale, anche gli aiuti della protezione civile sono stati depositati qui» spiega Adriano Rossi. Pensionato gallaratese di sessantatre anni,  ha contribuito a costruirlo, l’ospedale di Saint Damien a Port-au-Prince, passando ad Haiti diversi mesi a partire dal 2005. Ora ha dato la sua disponibilità a tornare sull’isola per aiutare nella ricostruzione delle parti danneggiate e nella gestione del nosocomio. «Dovevo partire per l’isola due mesi fa, ma la partenza è saltata. Dovrei stare là due mesi almeno. Ora però la precedenza è stata data al personale medico di Nph, io partirò quando mi daranno la possibilità». A dire il vero, Rossi – che di lavoro faceva il tecnico enologo e ha conosciuto Nph quando lavorava negli Stati Uniti – non ha molta voglia di parlare di sé, preferisce parlare delle strutture attive e da far ripartire: l’ospedale di Saint Damien ha subito pochi danni, medici e infermieri sono arrivati già da settimane dall’Italia (c’è anche la neonatologa Gaia Francescato, dell’ospedale Del Ponte di Varese). Accanto all’ospedale c’è l’ampia superficie cintata di Francisville, una “città” per la formazione con laboratori e scuole professionali, dove è attivo l’unico forno in grado di produrre pane nella capitale. L’area si è rivelata preziosa per dare una base operativa agli aiuti italiani, prima quelli portati dalla protezione civile, poi quelli sbarcati dagli elicotteri della Cavour, la portaerei della Marina arrivata l’altro ieri ad Haiti. «Dopo che l’ospedale è stato inaugurato, nel dicembre del 2006, ho fatto l’autista, il cuoco, il riparatore. Ora dovrei stare già due mesi, ma vedrò quel che c’è da fare e anche quanto resisterò». Haiti, che già prima del terremoto era alle prese con una povertà assoluta e con la criminalità dilagante, è oggi un girone infernale a cielo aperto, costellato da cumuli di macerie e attraversato dalle bande di rapinatori. «Quando eravamo là – racconta Rossi che è anche volontario alla casa della carità gestita dalla Caritas cittadina – uscivamo solo di giorno e accompagnati. La domenica andavamo all’ospedale vecchio di Petionville, che si trovava in una zona relativamente benestante. Dopo l’apertura di San Damien è stato trasformato in ospedale per la riabilitazione: è completamente crollato nel terremoto, sono morti anche due volontari americani di Nph, così come molti ragazzi della scuola professionale».

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L’ospedale di Fondazione Rava ad Haiti 4 di 12

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Pubblicato il 03 Febbraio 2010
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