L’omicidio di Miriam e il dolore della comunità peruviana
I tanti latinoamericani che si trovano ogni week-end al Gerbone per il campionato di calcio hanno osservato un minuto di silenzio per la giovane uccisa. Molti conoscevano l'assassino
L’assassinio di Miriam Flores Gallardo, la giovane peruviana strangolata e sepolta in un tronco di fognatura a Olgiate Olona dal suo ex-fidanzato Teofilo Galarda Melendez, ha sconvolto la comunità latinoamericana che ogni domenica si ritrova proprio a Olgiate Olona per dare vita al grande campionato di calcio riservato a squadre sudamericane: un momento di gioia per tutta la comunità latina che vive nel Basso varesotto e che è composta da migliaia di persone. Circa 500 di loro si ritrovano ogni fine settimana al centro sportivo del Gerbone sotto la direzione del presidente dell’associazione "Latinos por Siempre" Manuel Jurado (a destra nella foto), vera anima di questo momento di aggregazione e integrazione.
Sabato e domenica scorsi l’argomento del giorno non poteva che essere la sconvolgente notizia del ritrovamento del corpo di Miriam e la confessione di Teofilo Galarda Melendez, anch’egli peruviano e attualmente detenuto in Spagna per l’omicidio di un’altra sua ex-findanzata. La comunità peruviana è la più numerosa, dopo quella ecuadoriana, tra quelle provenienti dal sud-America. In molti ammettono di aver conosciuto Teofilo che definiscono un po’ "il tuttofare": «era conosciuto come imbianchino – racconta un giovane da qualche anno a Busto – ma spesso veniva richiesto tra i
connazionali per qualsiasi lavoretto. Non aveva mai fatto pensare ad un pazzo serial killer, è stata davvero una sorpresa tremenda». Manuel Jurado, presidente ecuadoriano dell’associazione che organizza il campionato, ha decretato un minuto di silenzio in memoria di Miriam: «Il momento di raccoglimento è stato rispettato da tutti – ha detto Manuel – di qualsiasi nazionalità fossero i giocatori e le giocatrici. I rapporti tra le varie comunità sono sempre stati ottimi qui e la nostra associazione è nata proprio con lo scopo di unire e non di dividere». L’associazione ha anche organizzato una messa per sabato dedicata alla giovane ragazza uccisa, alle 20,30.
Uno di loro ha anche ospitato Teofilo nel suo appartamento di Busto Arsizio: «Vivevo in affitto nell’appartamento di via La marmora 1, dove è stata uccisa Miriam – racconta un peruviano – Teofilo non aveva mai dato l’impressione di essere violento. Era sempre disponibile a riparare le auto dei connazionali ». Anche chi ha vissuto con lui non ha mai sospettato nulla e l’appello della cugina di Miriam, lanciato nei giorni scorsi, sulla possibilità che un complice abbia aiutato l’assassino a nascondere il corpo, attende la risposta di chi poteva sapere qualcosa e non ha parlato.
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