“Coccolare il pubblico e istruirlo per far crescere il teatro”

Incontro con Lionello Cerri, nuovo presidente del Giuditta Pasta, con 30 anni di esperienza nel campo culturale, dalla creazione dell’Anteo di Milano fino alla produzione di film internazionali

Lionello Cerri«Vorrei far crescere un pubblico, istruirlo, spiegare loro cosa c’è dietro un’opera teatrale». Parole di Lionello Cerri, il nuovo presidente del Teatro di Saronno, una vita dedicata alla cinema, al teatro, alla cultura e alla sua diffusione. Da 31 anni gestisce l’Anteo Spazio Cinema di Milano, sala cinematografica storica dove ha cresciuto un pubblico a volte anche esigente, con la proiezione di pellicole ricercate, spesso invisibili. Tanto che quel cinema è diventato meta di culto di tanti appassionati, giovani e meno giovani, cresciuti ancora con l’amore per il cinema. «Perché il cinema non può essere abbandonato a una visione isolata e solitaria» spiega il neopresidente. Cerri, infatti è anche produttore cinematografico, tanto da aver realizzato e sostenuto opere come il bellissimo Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni o il recente Cosa voglio di più di Silvio Soldini.
 
Il neopresidente vive a Saronno da 17 anni, con sua moglie saronnese e i suoi bambini. «Mi sono messo a disposizione avendo questa esperienza: mi sembra meglio che a guidare un teatro del genere sia chi ha esperienza piuttosto che un politico che non lo fa di mestiere».
Sulla situazione particolarmente difficile del teatro a livello nazionale, Cerri non ha dubbi: «Il momento è difficile in generale: teatri, orchestre, cinema. Ma finchè ci sono anche ministri che dicono che con la cultura non si deve mangiare, non si va da nessuna parte. La cultura viene vista come un ripiego, invece ci mangiano tante persone, soprattutto i nostri figli. Loro dovrebbero averla come pane quotidiano, dovrebbe essere l’alimento principale della loro alimentazione, del loro futuro».
 
«Uno dei progetti sarà sicuramente per i giovani, gli adolescenti, i ragazzi – spiega liberamente -. Una volta anche la televisione faceva educazione cinematografica: la mia vita da ragazzo era quella di andare almeno due volte alla settimana. Già coi miei figli è difficile: oggi è in corso un altro processo culturale imposto, che ha cambiato il nostro quotidiano, la nostra vita. La tv è fatta di reality ed anche il ricambio generazionale del cinema avviene su prodotti troppo facili. Nel teatro è lo stesso: serve un approfondimento maggiore, dove c’è bisogno di pensare, studiare e comprendere la qualità della proposta che viene fatta agli spettatori. Mi piacerebbe creare dei corsi, degli approfondimenti con cui insegnare la cultura dell’immagine teatrale. Il pubblico, soprattutto quello giovane va fatto crescere, accudito, coccolato».
«Una delle cose che a me ha sempre appassionato – conclude Cerri -, è quella di fare uno sforzo per andare a togliere la distanza tra fruizione attiva e passiva. Non solo vedersi spettacolo, ma vedere cosa c’è dietro, ad esempio come fa un attore a portare avanti un personaggio. Se lo facciamo togliamo gran parte di quella ostilità generalizzata nel fare teatro o essere spettatori».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 novembre 2010
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