Teatro Sociale, Porfidio boccia l’idea
Secondo l'ex-consigliere della lista La Voce della Città l'impegno di spesa contrasta e contraddice le attuali condizioni di difficoltà economica in cui versano gli enti locali dopo la manovra finanziaria del governo
Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’ex-consigliere comunale Audio Porfidio, candidato sindaco alle ultime elezioni per la lista La Voce della Città
Leggo in questi giorni del progetto dell’amministrazione comunale di acquisire il Teatro Sociale per una somma superiore ai 3 milioni di euro. La prima impressione è che si tratti di un impegno che contrasta e contraddice le attuali condizioni di difficoltà economica in cui versano gli enti locali dopo la manovra finanziaria del governo: la città pretende che l’amministrazione facesse pubblicamente la massima chiarezza sui dettagli di un’operazione che coinvolge un privato, anche per fugare i dubbi che si stiano utilizzando soldi pubblici in modo scriteriato per mettere fumo negli occhi ai cittadini.
Il sospetto, fondato, è che l’operazione non stia in piedi economicamente.
Innanzitutto l’amministrazione comunale dovrebbe chiarire da dove tirerà fuori i soldi per pagare l’acquisizione del teatro: se saranno risorse proprie del bilancio, oppure proventi da oneri di urbanizzazione oppure se dovrà essere acceso un mutuo. Vorremmo capire se, in tempi di ristrettezze economiche e di tagli ai trasferimenti dallo Stato, l’amministrazione s’indebiterà per acquisire il teatro oppure se toglierà risorse ad altri e più urgenti capitoli di spesa.
Un altro aspetto su cui la città pretende chiarezza sono i costi relativi alla ristrutturazione e alla successiva gestione della struttura: è giusto che vengano immediatamente verificati e che si sappia quanto la gestione del teatro potrà pesare negli anni futuri sul bilancio comunale. Prima di imbarcarsi in un’operazione così costosa e impegnativa, l’amministrazione dovrebbe elaborare un serio e dettagliato piano industriale di gestione, per garantire ai cittadini che il teatro Sociale non diventerà l’ennesima cattedrale nel deserto, al livello dell’ex Calzaturificio Borri, acquisito dieci anni fa e da allora rimasto immerso nel degrado e privo di un’idea sulla sua destinazione.
Oltretutto siamo appena venuti a sapere che il commissariato di polizia all’ex Enel non è stato ancora acquisito, dato che il passaggio di proprietà non è stato formalizzato. (Ma non ha impedito, in piena campagna elettorale, di mettere in piedi una trionfalistica posa della prima pietra…di uno stabile ancora non di proprietà comunale!). Senza contare che sul futuro della caserma dei carabinieri di via Bellini c’è ancora un punto di domanda grosso come una casa, mentre sono numerosi gli stabili comunali senza destinazione, non solo l’ex Borri ma anche l’ex comando dei Vigili e l’ex oratorio di Sacconago. Vista la situazione, il buon senso indurrebbe qualsiasi amministratore oculato ad occuparsi per prima cosa di risolvere i casi ancora aperti, prima di imbarcarsi in una nuova operazione di acquisizione di un immobile. Ci si chiede se quegli oltre 3 milioni, che il sindaco dice di aver già stanziato per l’acquisto del Sociale, non possano servire a finanziare la ristrutturazione dei tanti immobili comunali privi di destinazione o ad accelerare la soluzione per i cas del Commissariato di polizia e della caserma dei carabinieri.
Tirando le somme, ne emerge un’amministrazione comunale in evidente stato confusionale, che insiste ancora nel portare avanti costose ed impegnative operazioni di facciata e di immagine ma che non ha un’idea chiara di come lavorare per risolvere i problemi concreti della gente. Si agisce per "spot" pubblicitari di grande impatto mediatico ma non si affrontano le questioni con criterio e razionalità e con quel minimo di buon senso che in questa fase, a maggior ragione, sono richiesti ad ogni amministratore che gestisce i soldi dei contribuenti.
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