I “Passi da gigante” di Dino Meneghin
Salone Estense gremito per la presentazione della biografia del "Mito", scritta con Flavio Vanetti. E Dino non tradisce, con un'ora di aneddoti al limite dell'incredibile
Tre o quattro generazioni di tifosi, gente dai capelli grigi (quando ci sono) seduta accanto a trentenni quando non a ragazzini che ascoltano con la bocca spalancata. E ancora tra il pubblico, una percentuale clamorosa di uomini al di sopra de due metri, giunti ad ascoltare storie di cui sono stati grandi protagonisti. Le loro storie, la storia: quella della pallacanestro varesina e italiana raccontata dall’uomo che più di ogni altro la rappresenta, Dino Meneghin. Il Mito si siede in modo informale, su un tavolone del Salone Estense, per parlare della sua biografia “Passi da gigante”, scritta con Flavio Vanetti, altro varesino che l’epopea della grande Ignis l’ha vissuta prima da tifoso come il sindaco Fontana e poi da giornalista come Ettore Pagani, chiamato a coordinare la serata organizzata dal Comune.Un’ora abbondante, trascorsa come un vero e proprio “One man show” condotto da Meneghin in prima persona, un po’ come sue certe recite sul parquet di gioco. Dino parla a braccio, riconosce le persone tra il pubblico, cita e chiede conferma ai presenti della veridicità dei suoi racconti. Racconti che, se non sapessimo che sono verissimi, potrebbero sembrare frutto della penna di qualche autore particolarmente fantasioso. A partire dal principio: «Ero un marcantonio già a otto anni, sono sempre stato il più alto della mia età e i miei professori di ginnastica cosa mi fecero fare? Il lancio del peso – se la ride Meneghin – Per fortuna che un giorno alla “Pellico” mi vide Nico Messina che mi fece correre con addosso il cappotto e mi disse di comprarmi un paio di scarpe da basket. Mia mamma non sapeva cosa fosse questa parola ma me le comprò. Rosse, quelle del Simmenthal: Messina come prima cosa… me le fece cambiare».
A Milano, anni dopo, Dino ci sarebbe approdato davvero generando forti mal di pancia nella tifoseria varesina: un capitolo cautamente evitato nella serata di Palazzo Estense dove la memoria è stata quasi tutta per la leggenda della “valanga gialloblu”.
A Milano, anni dopo, Dino ci sarebbe approdato davvero generando forti mal di pancia nella tifoseria varesina: un capitolo cautamente evitato nella serata di Palazzo Estense dove la memoria è stata quasi tutta per la leggenda della “valanga gialloblu”.«Una squadra che, secondo uno studio americano – spiega Vanetti – è stata la più vincente della storia del basket, considerando le partite giocate e le vittorie ottenute». Per questo la firma del “Corriere” lancia un significativo appello al sindaco Fontana: «La prima cosa che farei è quella di segnalare i luoghi simbolo della Grande Ignis che si trovano in città. Le vecchie sedi, i ritrovi dei tifosi e via dicendo. Con una spesa minima si può recuperare un itinerario che segnali una storia unica».
Nel frattempo Dinone continua a tenere banco: dalla (finta) roulette russa inscenata da Iellini (con pistola vera) alla rissa degli Europei di Nantes con Sandro Galleani protagonista e Meneghin fermato solo dalle forbici brandite da un giocatore slavo. E ancora le trasferte all’Est («con la nazionale facevamo dei gran tornei in Bulgaria e Romania… mai una volta in Francia, in Spagna o alle Maldive!»), i viaggi in Russia per la Coppa con salami e parmigiano nascosti in valigia, il match in Sudamerica contro l’eroe locale soprannominato Mandrake, uno che spandeva sudore e brillantina sul marcatore avversario ogni volta che si ravviava i capelli. Racconti a manciate, a decine, a centinaia e la proposta rilanciata a Lucarelli di scrivere un libro-manuale con tutti gli scherzi inventati e messi in atto dai giocatori della squadra più forte d’Europa. «Perché quando si parla di sport, si accostano sempre termini come “battaglia” o “sacrificio” o “sputare sangue”. Ma è più bello parlare con termini positivi, è meglio vincere scherzando e sorridendo».
E così, in attesa dell’enciclopedia delle goliardate gialloblu, ci si può leggere “Passi da gigante” dove di racconti ce ne sono in quantità. E spendendo i 18 euro del prezzo di copertina si aiuta anche la Fondazione Fade che si occupa dei diversi tipi di epatite.
Dino Meneghin con Flavio Vanetti
“Passi da gigante” – La mia vita vista dall’alto”
Prefazione di Sandro Gamba
Rizzoli editore – Pagg. 286 – Euro 18.
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