L’edilizia è in ginocchio

Persi 3.000 posti di lavoro, 280 imprese chiuse. Centinaia di milioni di euro di crediti bloccati dai comuni per il patto di stabilità. L'associazione costruttori ricorre ai decreti ingiuntivi nei confronti degli enti pubblici

Sergio Bresciani e Giampiero Ghirighelli, rispettivamente presidente e direttore dell’Ance (Associazione costruttori edili della provincia di Varese) sono molto preoccupati, forse come mai lo erano stati negli ultimi anni. Il settore dell’edilizia in provincia di Varese è in difficoltà e i numeri forniti dall’associazione sono quasi da default: 3000 posti di lavoro persi (da 10 mila iscritti alla cassa edìle nel 2008 a 6.899 nel 2011), 280 imprese chiuse negli ultimi due anni (da 2.115 imprese nel 2009 si è passati a 1.835 nel 2011). Un trend che, se confermati i venti di recessione, sarà destinato a peggiorare ancora.
Tra i responsabili di questa situazione, oltre alla crisi, ci sono gli enti pubblici che hanno bloccato, per rispettare il patto di stabilità, i crediti vantati nei loro confronti dalle imprese. «Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro di crediti – spiega Ghirighelli – che i comuni della nostra provincia non sbloccano. Le nostre imprese stanno già procedendo con i decreti ingiuntivi, ma questa è l’arma estrema perché crea un clima di scontro e non di collaborazione».
L’edilizia è un settore cruciale per rilanciare l’economia, perché coinvolge moltissimi altri settori ad esso collegati. Ma la mancata circolazione dei soldi degli appalti pubblici ha fatto incagliare l’intero sistema: i comuni pagano con tempi biblici – quando va bene si parla di nove mesi, ma spesso si raggiungono i due anni di ritardo – le imprese, in attesa di incassare quei soldi, non ritirano le concessioni edilizie presso gli enti perché poi le banche, a loro volta, gli negano il credito per poter aprire i cantieri. 
Anche gli strumenti messi a disposizione fino ad oggi, come il fondo di 50 mila euro, costituito grazie a un accordo tra le Camere di Commercio e l’Anci Lombardia (Associazione nazionale dei comuni italiani) per lo smobilizzo dei crediti, servono a poco se parliamo di edilizia. «I crediti a cui si riferisce quell’accordo- aggiunge Bresciani – riguardano per lo più società che forniscono servizi, come ad esempio le imprese di pulizia. Noi parliamo di imprese edìli che vantano crediti da 500 mila euro in sù e quindi quel fondo serve a poco».
A peggiorare il quadro c’è poi l’istituzione dell’Imu (Imposta municipale unica) che ha sostituito l’Ici. «Il cantiere – conclude Ghiringhelli – verrà tassato come bene strumentale e dovremo pagare una tassa anche su ciò che non è stato venduto. Un emendamento al decreto “cresci Italia” consente ai comuni di ridurre l’aliquota base fino allo 0,38 %, rispetto allo 0,76% dell’aliquota base. Ci rivolgiamo ai pubblici amministratori perché la riduzione dell’Imu trovi applicazione nei bilanci di previsione».

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Pubblicato il 24 Febbraio 2012
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