Sulla Fondazione la Lega va all’attacco
Il sindaco ribadisce: "La Fondazione ha deciso autonomamente lo scioglimento". Sullo stanziamento per coprire il "buco" prevale la prudenza e Giovanna Bianchi attacca: "Vi siete nascosti sotto le sottane della Corte dei Conti"
A distanza di quasi sei mesi dallo scioglimento, la fine ingloriosa della Fondazione Culturale Gallarate Città 1861 fa ancora discutere. Dopo il parere della Corte dei Conti che impone al Comune di non spendere soldi per saldare i debiti con i creditori, la Lega Nord è andata all’attacco: «Come mai non si è consultata la magistratura contabile prima di sciogliere la Fondazione?» ha chiesto in una interrogazione la capogruppo leghista Giovanna Bianchi. Nella sua risposta il sindaco Edoardo Guenzani ha ribadito l’estraneità dell’amministrazione, ha messo la responsabilità in capo solo al Consiglio d’Amministrazione della Fondazione e ha aggiunto che i passi in futuro saranno decisi dalla Provincia: «Noi trasmetteremo bilanci, note e parere della Corte dei Conti alla Provincia perché prenda gli opportuni provvedimenti» ha detto il sindaco. La Provincia è l’ente che la legge individua come ente di controllo sulle Fodnazioni, a Varese il tema è di competenza dell’assessore dell’Udc Christian Campiotti.
Quanto al resto dei rilievi mossi dalla consigliera leghista Bianchi, Guenzani ha ribadito che l’amministrazione comunale non ha avuto nessuna parte e ha "subìto" lo scioglimento della Fondazione: «Comune e Fondazione sono due enti completamente diversi: il Comune non è azionista, ha dato un contributo di anno in anno. Giuridicamente la Fondazione prende decisioni autonome, il Comune deve fare solo attività di controllo, quello che secondo Corte è mancato». Il sindaco ha ribadito che «fu un tentativo di intervento verso la Fondazione», attraverso due riunioni con i soci fondatori: «Si chiese se era possibile intervenire in caso di default, ma vi fu risposta negativa da parte di tutti tranne che dell’assessore al bilancio della Provincia che si riservò». Per questo «il CdA decise autonomamente alla liquidazione: deficit da 1.100.000 non poteva essere garantito». Risposta non sufficente per la Bianchi: «Ovvio che la Fondazione si è sciolta autonomamente, ma è ovvio quando il socio di maggioranza fa mancare il suo appoggio».
Quanto ai debiti lasciati verso i fornitori e (soprattutto) verso i dipendenti, il Comune è intervenuto saldando almeno le pendenze verso i lavoratori (Tfr escluso, però). Ma non si poteva rischiare di spendere 600mila euro, «perché le dieci persone chiamate a prendere quella decisione (sindaco, assessori, segretario comunale) avrebbero rischiato di dover pagare di tasca loro 60mila euro» nel caso l’intervento fosse giudicato illegittimo. E per questo l’amministrazione ha voluto andare sul sicuro interrogando la Corte dei Conti. Ma qui il sindaco ha tirato fuori anche una proposta estemporanea: «Se vuole questo consiglio può votare lo stanziamento, i singoli consiglieri rischierebbero solo 25mila euro a testa».
La risposta non ha comunque soddisfatto la consigliera Bianchi, che ha anzi accusato: «Sindaco e giunta si sono spaventati e si sono nascosti dietro le sottane della Corte dei Conti, chiedendo un parere che non poteva essere che quello venuto fuori».
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