Appesi a un gancio e torturati, condannati i picchiatori
Due ventenni massacrarono gli amici per un debito di droga: 14 e 11 anni di carcere anche perché diffusero le immagini fatte con il telefonino di una violenza sessuale
Li picchiarono dopo averli appeso a un gancio, poi ne abusarono sessualmente, diffondendo le immagini realizzate con un telefonino. Il caso di arancia meccanica di San Fermo si chiude in tribunale con pene durissime contro due dei giovani accusati di lesioni e violenza sessuale nei confronti di altrettanti amici, lo scorso anno, in una cantina di via Tarvisio.
Il giudice dell’udienza preliminare Natalia Imarisio ha comminato 14 anni di carcere a Eric Di Caro di 20 anni e 11 anni e 4 mesi al complice Alex Varricchione di 21 anni (il pm aveva chiesto rispettivamente 7 e 10 anni di carcere). Il giudice, probabilmente, non ha giudicato credibile il pentimento del giovane Di Caro, che aveva fatto una serie di ammissioni su quanto accaduto e per questo sperava in un riconoscimento. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Resta però l’amaro in bocca per una vicenda accaduta a Varese che appare, stando alle carte processuali, violentissima e difficile da comprendere. La cantina della casa di Di Caro fu utilizzata per picchiare due fratelli che avevano con lui e l’amico un debito di droga, 200 euro di hashish; ai due malcapitati furono legate le mani, vennero poi appesi a un gancio della cantina e massacrati di botte. Uno dei ragazzi perse la milza. Un altro giovane coinvolto, Francesco Pianta, sarà processato a breve mentre la posizione di due minorenni indagati è di competenza del tribunale dei minori.
Il “branco” chiuse a chiave la porta della cantina per non farsi sentire. Ma l’aspetto ancora più odioso è il filmato della violenza sessuale realizzato con il telefonino. “Il video dell’orrore” come l’ha definito il pm Sabrina Ditaranto, fu fatto circolare tra alcuni ragazzi del quartiere, proprio per umiliare ed esporre a una pubblica gogna le vittime. I due ragazzini furono talmente terrorizzati che quando il più grave andò in ospedale per l’intervento alla milza raccontò di essere stato picchiato da un gruppo di marocchini in viale Milano. Una scusa a cui i carabinieri non hanno mai creduto.
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