Chirurgia estetica, non solo “cose da vip”

E' dedicataalla chirurgia ricostruttiva la seconda tappa del viaggio alla scoperta dell’equilibrio tra corpo e mente proposto dall’Istituto Medico Santa Chiara, con il supporto del Comune di Varese

Un naso troppo grande, delle orecchie a sventola o altre imperfezioni rappresentano per alcuni un motivo di disagio così importante da poter addirittura interferire con la propria autostima e confidenza in se stessi e il modo di rapportarsi con gli altri. Ma anche traumi, ustioni, esiti di chirurgia demolitiva in pazienti oncologici sono alcune delle moltissime condizioni che portano un paziente a rifiutare la propria immagine, deturpata e violata profondamente. Immagine che il soggetto non riconosce più come propria generando effetti negativi sulla qualità della vita, spesso in maniera importante. Insomma, per stare bene occorre piacersi e non è solo una questione di vanità, ma di sentirsi bene con se stessi. In questo la chirurgia plastica fornisce gli strumenti per correggere tali alterazioni e permettere al paziente di “far pace” con il proprio aspetto, riconoscendosi nuovamente in quella stessa immagine che nel corso della vita ha fissato di sè.

Ed è proprio a questo tema che è dedicata la seconda tappa del viaggio alla scoperta dell’equilibrio tra corpo e mente proposto dall’Istituto Medico Santa Chiara di Gallarate, con il supporto del Comune di Varese – Assessorato Famiglia, Persona e Università: “L’io ideale, immagine e realtà” condotto da Vincenzo Ottaviano, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, giovedì 8 novembre nella sede gallaratese dell’istituto medico.

«Quando si parla di chirurgia plastica estetica – spiega il dottor Ottaviano – occorre riflettere, specialmente in caso di chirurgia ricostruttiva, sugli aspetti legati alla percezione da parte della – o del – paziente della propria immagine corporea. Immagine che in alcuni casi è percepita in maniera distorta (come nel caso delle dismorfofobie) o che può essere non più corrispondente all’immagine a cui il paziente è abituato, come nel caso di esiti traumatici deturpanti o dopo interventi chirurgici demolitivi. Ricordo che recentemente è stato introdotto il divieto di applicare le protesi alle persone che non abbiamo raggiunto la maggiore età, per sottolineare l’importanza che il chirurgo estetico deve attribuire all’etica della professione e all’approccio con il paziente. Il chirurgo estetico deve saper consigliare l’intervento migliore per ogni specifico caso, valutando di volta in volta le problematiche e le attese della persona che desidera farvi ricorso».

«La chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica – prosegue il direttore sanitario, dottoressa Maura Blini – spesso sminuita a "capriccio", in realtà viene utilizzata non solo per correggere difetti fisici o estetici, ma anche per ricostruire ciò che la malattia può aver danneggiato o tolto. Pensiamo, per esempio, alla chirurgia ricostruttiva mammaria nelle pazienti operate di carcinoma mammario e all’importanza psicologica di ridare a queste pazienti un’identità di donna, di femminilità, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto psico-emotivo. Questo è solo un esempio dei “miracoli” che può fare la chirurgia plastica ricostruttiva».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Novembre 2012
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