A 20 anni con la droga, per il giudice è “deriva criminale”
Chi sono questi ragazzi? Studenti, benestanti, vanno in scuole private: i due giovanissimi fermati domenica vanno ai domiciliari, ma per il gip Battarino il fenomeno è allarmante
Due ragazzini di liceo, 20 a 21 anni, che trasportano mariujana come fosse coca cola, c’è da preoccuparsi o no? Stando alle carte giudiziarie, sì. Il grido di allarme che parte dal provvedimento del gip Giuseppe Battarino sull’uso di droga da parte dei giovanissimi. Il giudice ha messo agli arresti domiciliari, due dei tre ventenni, arrestati qualche giorno fa a Varese, dalla polizia, perché trovati in possesso di discrete quantità di marijuana. Il magistrato, nel provvedimento, parla di «deriva
criminale», in merito al comportamento dei due giovani italiani, e osserva che il possesso di sostanza stupefacente era elevato, tanto da lasciare intendere che i ragazzi non fossero dei semplici consumatori. Le loro posizioni sono le seguenti: i due italiani sconteranno gli arresti domiciliari in questa fase di indagine, mentre il passeggero dell’automobile fermata domenica scorsa in viale Ippodromo, un ragazzo albanese, è stato rilasciato poiché la sua posizione viene considerata più leggera.
(NELLA FOTO, LA ROBA SEQUESTRATA)
Ora, però, va anche chiarito il contesto sociale. I due amici sono studenti in un liceo privato di Varese, e sono anche compagni di classe.
Il primo giovane, trovato al volante della vettura, ha una storia particolare.
Non è solo uno scolaro, ma è anche un deejay, e si esibisce in locali e discoteche della zona. Nonostante la giovane età si è già fatto notare per le performance ad alto livello, appassionato di rap e reggae, è abbastanza conosciuto a Varese. Storia nella storia, il padre è un dirigente di cooperativa inserito nella politica, coinvolto a sua volta in un’indagine della procura di Busto Arsizio.
Il secondo arrestato, compagno di classe del primo ragazzo, è invece residente a Monvalle, membro di una famiglia facoltosa (lo difende l’avvocato Marco Natola) ed è stato scoperto perché aveva, a quanto pare, dimenticato il suo portafogli nella macchina, poi fermata dalla squadra mobile nel controllo che ha portato agli arresti. Gli avvocati dei due giovani fermati in auto, Francesca Cramis, Corrado Viazzo e Vera Dall’Osto, ritengono che non vi fosse spaccio ma uso personale, e che le 1300 foto nel cellulare erano generiche e non riferite al presunto giro di spaccio.
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