Nel capannone tonnellate di rame di provenienza misteriosa
Il sistema di false fatturazioni organizzato dalla ditta di Solbiate secondo la Finanza serviva anche a "coprire" acquisti sul mercato nero, compreso il prezioso "oro rosso" sempre più costoso e nel mirino dei ladri
Solo evasione dietro il sistema di false fatture? Il caso della ditta di commercio rottami di Solbiate Arno è un caso significativo. Perché le false fatture da centinaia di migliaia di euro non solo servivano ad abbattere gli utili e a pagare meno tasse, ma probabilmente anche a "coprire" operazioni di acquisto di materiali sul mercato nero. E mercato nero, nel settore dei rottami, può significare anche acquisto di materiali rubati: la Guardia di Finanza – su disposizione del sostituto procuratore di Busto Roberta Colangelo – ha sequestrato anche una montagna di rame, il prezioso metallo ormai nel mirino dei ladri ovunque, dai grandi impianti industriali dismessi, alle grondaie delle case, agli impianti ferroviari (con conseguente blocco dei treni). Negli spazi dell’azienda di Solbiate c’erano infatti 18,6 tonnellate di rame, che gli inquirenti ritengono di illecita provenienza (non essendo giustificati da alcuna fattura di acquisto, vista anche l’enorme quantità). «Il settore dei rottami è un settore molto esposto a questo genere di operazioni», conferma il Capitano della compagnia di Gallarate della GdF Paolo Pettine. Nello stesso territorio di Gallarate già in passato ci sono state diverse operazioni che hanno messo in luce il commercio illegale di rottami rubati. Perché se le notizie dei furti di rame sono all’ordine del giorno, smascherare la rete di possibili ricettatori è un lavoro lungo. Che a volte passa più dall’analisi dei documenti contabili che non dai pedinamenti.
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