Diversificare i mercati: la nuova frontiera dell’export
Sono i risultati di una ricerca dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio su un campione di quasi 350 aziende varesine già impegnate all’estero. In tendenza, più Asia e America Meridionale e meno Europa
Chi esporta, diversifica i mercati. E tende a farlo sempre di più. Sono risultati che esprimono l’attenzione delle imprese varesine verso le opportunità offerte dal mercato globale quelli che emergono da una ricerca condotta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio su un campione di quasi 350 aziende già impegnate all’estero.
Per un territorio da sempre attento all’export, che nel corso del 2012 ha toccato la quota record di 9 miliardi e 900 milioni di euro generati oltreconfine, la sfida imposta dalla crisi, con la pesante frenata nei consumi interni, è stata interpretata come una forte esigenza di guardare alle opportunità da cogliere a livello internazionale.
Entrando nel dettaglio dell’indagine, si scopre che ben il 60% delle imprese esporta in almeno sei Paesi: un dato che differisce in maniera notevole dalla media delle aziende italiane, che nella metà dei casi si concentrano su un solo mercato di sbocco. Inoltre, più del 75% delle imprese intervistate mette in atto una strategia di diversificazione efficace, contenendo il fatturato del più importante Paese al disotto del 50% del totale export. In un momento di turbolenza politica ed economica come quello che stiamo vivendo, ciò potrebbe non bastare: le indicazioni che emergono dallo studiosono, quindi, quelle di spingere verso un’ulteriore diversificazione, soprattutto per ridurre i rischi collegati ai singoli Paesi. In questo contesto, si sottolinea come ben l’83% di chi ancora non è sui mercati esteri intende farlo al più presto, in particolare percorrendo le direttrici di sviluppo individuate nella ricerca. Così, già oggi la tendenza evidenzia più Asia e America Meridionale e meno Europa.
Gli imprenditori varesini appaiono, quindi, consapevoli dell’evoluzione delle dinamiche geoeconomiche e geopolitiche mondiali e nei loro piani di sviluppo annoverano tra i primi paesi Brasile, Russia, India e Cina, ovvero i quattro dell’acronimo “BRIC” individuati dagli economisti per il loro elevato potenziale di crescita. In forte crescita risulta anche l’attenzione verso Sud Africa, Argentina, Corea del Sud, Arabia Saudita e Emirati Arabi e Turchia, una volta superate le problematiche interne delle scorse settimane.
Quali prodotti, però, esportare? Certamente quelli con un forte contenuto di qualità, indicata come leva di competitività nel 75% dei casi. Qualità che, se abbinata a rapidi tempi di consegna (27%), innovazione di prodotto (18%) e valorizzazione del brand “made in Italy” (21%), risulta essere uno degli elementi fondamentali del mix per il successo delle imprese varesine all’estero.
Un altro dato interessante che emerge dallo studio è che, soprattutto per affrontare i mercati più lontani, per i nostri imprenditori è ancora attuale l’approccio attraverso le fiere e quindi il contatto diretto con i potenziali partner commerciali. Insieme queste due voci superano il 50% delle preferenze espresse sui servizi considerati utili nei processi d’internazionalizzazione. A seguire, svi è la necessità di ricevere un supporto economico, la possibilità di instaurare relazioni “business to business” e la creazione di occasioni di approfondimento di tematiche di tipo legale e giuridico legate all’attività di export.
La ricerca – che contiene anche un approfondimento sugli investimenti esteri in provincia di Varese così da completare il quadro sul grado d’apertura del nostro sistema economico – è disponibile sul sito http://www.osserva-varese.it.
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