L’Iraq studia il modello del Lombardy Energy Cluster
Il 15% delle imprese del Lombardy Energy Cluster opera con l’Iraq e il 25% considera il Paese “interessante” anche in prospettiva futura
Da una parte i rappresentanti del Governo di un Paese, l’Iraq, dove il settore energetico regge tutta un’economia. Dall’altra l’industria lombarda dell’energia che, con le sue 500 imprese per circa 23mila addetti, rappresenta da sola il 50% dell’impiantistica italiana e un indotto di 9 miliardi di euro, per il 70% derivanti da export. Il presidente del Lombardy Energy Cluster, Alberto Ribolla (foto), ha ricevuto questa mattina, nella Tecnocity di Legnano, una delegazione del governo iracheno, guidata da Salar Mohammed Ameen, vicepresidente della commissione nazionale per gli investimenti, con al seguito i direttori generali dei più importanti ministeri del Paese come il Ministero delle Finanze, il ministero delle Municipalità e dei Lavori Pubblici, il ministero dei Trasporti, il inistero della Pianificazione, oltre ai rappresentanti delle regioni del Kurdistan, di Najaf e Basra.
Un incontro di conoscenza reciproca inserito all’interno dello “Study Tour” sul territorio lombardo che la delegazione irachena sta svolgendo in questi giorni grazie a Unido, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale e Promos, l’Azienda Speciale per le attività internazionali della Camera di Commercio di Milano. Obiettivo del Progetto per l’Iraq di Unido è quello di facilitare il dialogo tra le istituzioni del Paese mediorientale e l’imprenditoria italiana per la costruzione di attività, il raggiungimento di accordi e la creazione di partnership di cooperazione industriale. Fine ultimo, lo sviluppo in Iraq di zone industriali che possano imparare anche dal modello italiano dei distretti il “fare impresa”. Come quello rappresentato dal Lombardy Energy Cluster: l’aggregazione di quasi 100 imprese fornitrici di prodotti e servizi per la generazione e la distribuzione di energia da fonti tradizionali e rinnovabili, nata e riconosciuta da Regione Lombardia nel 2009.
Una rete di imprese grandi (nel 13,58% dei casi), medie (38,27%) e piccole (48,15%) che operano in diverse aree di mercato come quelle rappresentate, ad esempio, dalle centrali elettriche, dalle fonti rinnovabili, dalle centrali idroelettriche. Comparti nei quali l’export lombardo con destinazione l’Iraq è, in gran parte dei casi, in crescita. Già oggi il 15% delle imprese del Lombardy Energy Cluster dichiara di operare in Iraq con esportazioni dirette o indirette, attraverso le commesse aggiudicatesi con le grandi aziende nazionali del settore. Non solo. Il 25% giudica, anche in prospettiva futura, “interessante” il mercato iracheno.
Numeri confermati anche da alcune voci Istat di export. Tutto l’export lombardo approdato in Iraq è ammontato a fine 2012 a 197,9 milioni. Un dato, anche questo, in crescita costante se rapportato ai 129,3 milioni del 2011 e i 103,9 milioni del 2010. Infine, l’import iracheno con destinazione la Lombardia che nel 2012 è stato pari a 377,2 milioni di euro, contro i 121,8 milioni del 2011. Dove la voce più importante è rappresentata, ovviamente, dal petrolio che si ritaglia praticamente l’intera torta con un ammontare che a fine 2012 è stato pari a 368,6 milioni.
«Solo fino a qualche giorno fa – ha commentato
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