Pd, la carica dei quarantenni per la leadership

Intervista con i tre candidati alla carica di segretario provinciale: Samuele Astuti, Sara Battistini, Luca Carignola

Domenica il Pd sceglie i segretari provinciali di tutta Italia. Votano gli iscritti, giovani e vecchi, ma intanto i candidati, a Varese, hanno facce senza rughe. E questo è un fatto. Sara Battistini (consigliere comunale a Saronno) ha 42 anni, Samuele Astuti (sindaco di Malnate) e Luca Carignola (ex consigliere a Tradate) hanno 37 e 38 anni. Seconda notizia: non c’è, tra loro, l’astio e la violenza che di solito caratterizza le discussioni del partito. Volendo, hanno anche un’altra cosa in comune: sono di tre città che hanno la stazione sulla linea ferroviaria della nord. 
(nella foto da sinistra: Samuele Astuti, il moderatore Roberto Rotondo, sara Battistini, Luca Carignola)

«La differenza tra noi tre? – rileva Astuti – abbiamo delle sfumature rispetto ai temi importanti. Nel mio caso anche l’esperienza personale da sindaco».
Sara Battistini è la più giovane in politica: «Arrivo da un gruppo di iscritti che ha deciso di provare a cambiare le cose da dentro, prima di tutto partecipando».

Apertura del voto a tutti, o dibattito interno agli iscritti?
Per Luca Carignola «il tesseramento rimane un elemento centrale dell’attività del partito, altrimenti non avrebbe valore fare la tessera. E poi, teniamo conto che da questo, e dalle feste, arriva il sostentamento del partito».
Ai candidati abbiamo chiesto: a chi siete vicini (politicamente si intende)? Una semplificazione per capire gli orientamenti. La Battistini è dichiaratamente vicina a Pippo Civati. Samuele Astuti sostiene Matteo Renzi, ma si smarca: «Non siamo solo renziani nella mia lista a Varese – spiega – la mia candidatura è aperta anche a diverse componenti».
Carignola è l’unico dei tre che non fa dichiarazione esplicita per un candidato nazionale: «Deciderò quando avrò letto bene le proposte» spiega. Luca era del gruppo “areadem” di Franceschini, ora lo sostengono molti del correntone ex diessino dell’onorevole Daniele Marantelli, ma non solo. Come Astuti, che è vicino al segretario regionale reggente Alessandro Alfieri, anche lui vorrebbe mediare tra le diverse anime.

E’ sempre un po’ complicato il Pd, certo, e allora noi giornalisti facciamo classificazioni: «Non mi piace parlare degli ex, cerchiamo piuttosto di capire perché oggi un cittadino debba partecipare alle vostre primarie nazionali?» osserva il direttore di Varesenews Marco Giovannelli.
Luca Carignola è deciso: «Le primarie del Pd sono l’unico tentativo serio di riconnettere la gente con il partito – spiega – il nostro compito è cercare di marcare la differenza rispetto agli altri partiti».
Sara Battistini ci racconta la sua scelta personale. «Il Pd deve ascoltare anche le voci di rinnovamento. Bersani non l’ha capito. Non ha ascoltato a suo tempo Renzi e Civati. Io sono consigliere comunale, partecipo alla vita del partito dal 2009, quando ho scelto di iscrivermi perché il Pd era l’unico in grado di incidere sulla realtà della mia città, che vedevo consegnata ai grandi immobiliaristi».
Astuti è d’accordo, e rimarca il valore del mettersi in gioco in prima persona. «Qualche giorno fa in sezione è arrivato un ragazzo che si lamentava di tutto – racconta – io gli ho detto, ma non sei già stufo di questa lamentela? Non serve a niente. Se si vuole cambiare il Pd bisogna farlo da dentro». Si parla al tavolo della redazione, beviamo un caffè, abbiamo anche i cioccolatini per rendere più leggera la giornata.

Arriva una domanda da twitter. I non iscritti potranno votare un giorno alle primarie provinciali?

Per Carignola, gli iscritti devono poter contare di più, a livello locale; Astuti concorda, la Battistini è più aperta all’idea di una primaria senza rete anche a livello locale, ma solo con 3 o 6 mesi di tempo per preparare l’evento.

Un’altra domanda dei lettori: cosa vuol dire avere un partito aperto?
Il direttore chiede se il partito possa ancora dare alla gente una visione di società.
Samuele Astuti risponde: «Io vorrei un partito sempre aperto, una sede anche fuori orario, un luogo dove i giovani possano stare insieme e fare politica, ma anche altro».
Carignola ragiona sul senso politico del partito e pensa che bisognerebbe recuperare una funzione antica. «Dovrebbe fare da corpo intermedio, formare la classe dirigente, oggi i partiti non fanno più opinione, ma dovrebbero tornare a fare selezione».
Per Astuti è vero che i partiti non fanno più opinione. Ma c’è anche «un problema di credibilità, che si conquista amministrando sul territorio, aprendosi alle esperienze di governo delle città e aprendosi alle liste civiche».
Sara Battistini si dichiara più radicale. «Il partito deve essere molto aperto, ai cittadini, alle esigenze delle città, e deve fare delle scelte nette e chiare, comprensibili, che siano riconoscibili per ragionevolezza».

 

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Pubblicato il 23 Ottobre 2013
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