Chelazzi ammette gli incendi e va ai domiciliari

L'esponente leghista (ora espulso dal partito) è stato interrogato dal pm e ha parlato delle tre notti di fuoco nel centro cittadino

Stefano Chelazzi, l’uomo di 40 anni arrestato dalla polizia, accusato di tre incendi avvenuti l’estate scorsa nel centro di Varese, ha raccontato al pm Sara Arduini la sua versione dei fatti, e ha sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità in ordine agli episodi a lui ascritti. Il pm ha dato parere favorevole all’attenuazione della misura cautelare e da ieri Chelazzi è uscito dai Miogni e si trova agli arresti domiciliari. E’ una svolta nell’inchiesta condotta dalla procura con la digos di Varese, e che era stata già ritenuta fondata su gravi indizi, che avevano indotto il gip Giuseppe Battarino a concedere l’arresto e la custodia cautelare. La vicenda di Chelazzi ha toccato anche la politica: esponente leghista, è stato espulso dal partito quando la notizia è divenuta di dominio pubblico, e inoltre è membro del consiglio di amministrazione della casa di riposo Molina. Assistito dall’avvocato Alberto Zanzi, aveva inizialmente deciso di non rispondere alle domande del giudice, ma aveva già lasciato intendere che non era intenzionato a trincerarsi dietro il silenzio. E infatti, puntualmente, la scorsa settimana il legale ha giocato una carta importante, chiedendo un interrogatorio alla procura della repubblica, in cui l’indagato avrebbe reso un’ampia ricostruzione dei fatti. La cosa più importante è che Chelazzi ha ammesso di aver appiccato il fuoco per tre volte a Varese, mentre per un quarto episodio il suo ricordo era più confuso. Ma perché l’ha fatto? Allo stato degli atti non c’è un motivo. Le indagini dell’accusa hanno fin qui confermato che non ha agito per vendette o rancori verso alcuno.  

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Pubblicato il 05 Novembre 2013
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