Comunità Famigliare incontra Aurora e Naomi: “Donatore anonimo vieni qui”

L'appello di Massimo Crespi dopo aver fatto visita alla bimba disabile di Busto e alla sua mamma in gravi difficoltà economiche: "Ci fremo carico della bolletta delle'elettricità ma servirebbe l'aiuto del donatore anonimo di Busto"

Massimo Crespi e Matteo Sabba, rispettivamente di Comunità Famigliare e Comunità Giovanile, sono andati a trovare Naomi, la bimba rimasta gravemente disabile dopo un incidente domestico, e la mamma Aurora. La loro storia ve l’abbiamo raccontata qualche giorno fa. Aurora, disoccupata da tempo e con la casa all’asta, ha lanciato un appello per trovare un lavoro che le permetta di risalire dal buco in cui è finita. Massimo e Matteo sono andati a trovarla sabato e – promettono – si faranno carico della bolletta delle’elettricità da 600 euro scaduta a febbraio. Dalla corrente elettrica dipende il funzionamento di alcune apparecchiature importanti per la piccola Naomi. Infine c’è l’appello al donatore misterioso di Busto Arsizio che lascia assegni nelle cassette della posta delle associazioni cittadine: "Passa di qua, c’è bisogno di un papà" – dicono Massimo e Matteo. Ecco la lettera:

Che cosa ci facciamo io e Matteo Sabba a Borsano, carichi come portatori di tappeti, chiusi dentro un  ascensore di una palazzina popolare di via Pallanza, cercando di scendere senza dover per forza chiamare  l’assistenza per muoverci da lì. Non ce la facciamo, non riusciamo ad uscirne fuori: il piano non è al piano, la  mano poco decisa tremola sul pulsante e sul da farsi, l’aria pesa tantissimo, soffocandoci il petto. Tutto questo rende lo stato d’animo che ci accomuna quando veniamo via dalla abitazione della mamma di  Naomi, la mamma Aurora, la giovane madre di una bimba tanto bella quanto sfortunata. A quattro anni si è fermata la sua storia normale ed è diventata speciale, come è quella di chi non può più crescere spensierata,
ma deve sopportare la pesantezza di una vicenda che la priva dell’abilità, delle doti del resto del mondo, della vita comune di chi non è passata dal coma cerebrale e dal danno senza possibilità di invertire la strada finita con un incidente.

Pensavamo, credevamo di portare qualcosa di concreto. Camminavamo certi, sicuri di noi, della nostra buona azione. Ed era così finchè non ci hanno aperto la porta del mondo che non sapevamo. La vita nel mondo famigliare di Naomi sta tutto dentro pochi metri quadri davvero ben tenuti, caldi nonostante la misera stufetta sostitutiva della lunga mano dell’amministrazione condominiale, che l’ha privata del gas che non poteva pagarsi. Naomi dorme e sono le quattro del pomeriggio; dorme come tutti i bambini del mondo, però ci ha sentito. Ci regala la sua visita. Arriva dalla sua cameretta, colma dei ricordi di quando non era ancora sorretta
dalla sorella più grande, non era ancora bloccata nei movimenti, nella parola, nella vista. Affettuosa anche se timida, ci sorride dopo che ci ha trovato silenziosi, incapaci di procurarle qualche cosa che non sia soltanto lo sguardo. Ci presentiamo, la contempliamo giocare nelle braccia della sua mamma che è felice, nonostante quel suo viso non sia lo stesso della foto che ci sconcerta davanti: la foto di Naomi prima che qualcosa la schiacciasse per sempre. Poi deve fare la merenda, ma non la vediamo nutrirsi di dolcezza attraverso la gastrostomia che le porta cibo direttamente nello stomaco. Parliamo con Aurora. Ha la bolletta della luce scaduta: la bolletta della luce, dell’apparecchio della tosse, dell’aspiratore elettrico dei secreti, della tivù, che continua a trasmettere scene di corse, di voli e di imprese. È stata una scelta rimanere lì, in quella casa, la loro casa. Avrebbero potuto ritirarsi tutte quante presso qualcun altro, tuttavia Aurora sapeva che Naomi doveva stare nella sua casa, tra le sue cose, dopo mesi di interventi, di trattamenti, di visite specialistiche e di gite negli inferni dei bambini che non comprendono la sterilità, l’asetticità, a volte persino la glacialità dei luoghi di cura a loro dedicati. Lì sono restati sperando di farcela a pagare la rata del mutuo senza la quale qualcuno avrebbe potuto portarli via dal focolare.

Purtroppo ora la loro dimora, messa all’asta, vale 43000 euro, mezza Range Rover, lo stipendio mensile di un dirigente della Pubblica Amministrazone, e quindi gliela porteranno via…
Benefattore misterioso, tu che elargisci sogni costosissimi per i poveri della città di Busto, dove sei? Batti il colpo qua, adesso, ti prego, prima di vedere la carrozzina di Naomi parcheggiata sul ciglio della sua strada! Qua, manca un papà generoso: se lo sei, batti il colpo…
La bolletta della luce la pagheremo noi, come pagheremo qualcos’altro se Dio vorrà. Lo faremo pure perché questo tempo pasquale fa di noi dei testimoni della risurrezione, che della luce è l’esempio più grande. Ma non conta tanto, ci viene detto chiaro: qualcosa si farà, qualcosa accadrà. Aurora piange senza singhiozzare mai, il suo sguardo sopra alla Bibbia che tiene sul tavolo nel centro della casa; ad Aurora fa male pensare che manchi il futuro della sua piccola, che lei mancherà per la sua piccola, che mancheranno le sue due sorelle, minori cresciute d’un tratto, diventate gigantesche donne dei dolori. Il male profondo si chiama paura,
crediamo di percepirlo.

Aurora si spaventa quando pensa al domani di Naomi. Il parcheggio per i disabili
dell’asilo sarà ancora occupato dal Suv dell’amica di Naomi? La maestra sarà sempre comprensiva, attenta a non urtare la fragilità di Naomi? Aurora dovrà andar via ad certo punto: Naomi capirà? L’assistente sociale del pomeriggio si sarà premurata di informarsi sulle nuove normative riguardo le disabilità? Riconoscerà la gravità dello stato di sua figlia? L’assessore la riceverà? Naomi la penserà? Naomi, Naomi, sempre Naomi nei suoi pensieri che l’allarmano, l’angosciano. Non prende i nostri soldi; ci chiede perché e noi spieghiamo della luce e del desiderio di raccoglierne. Ecco, ci dice di tenerli finchè non basteranno per l’importo totale.
Non allunga la mano, non s’attacca al denaro, ragiona. Aurora ci piace. È colta nel suo parlare, siculo, oltremodo competente e si capisce che è stata formata da tante scuole: le migliori sulla piazza, al confine della vita autentica, sul fronte della guerra, combatte. Veniamo via, gli occhi inumiditi, caricati come muli di cose pesanti, che non vogliamo lasciare lì per niente al mondo. Ciao Naomi, ritorniamo! Sorride sempre.

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Pubblicato il 02 Aprile 2014
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