Il carcere compie 30 anni: “Migliorarci è un vantaggio per tutti”
Il 28 maggio 1984 la struttura bustocca entrava in funzione ma in questa data, 30 anni più tardi, scade anche il limite concesso dall’Europa per rimettere a norma le strutture detentive in Italia. Ecco cosa è cambiato in questi anni
E’ un compleanno particolare quello che mercoledì 28 maggio il carcere di Busto si prepara a festeggiare. Se da un lato sono passati esattamente 30 anni da quando la struttura detentiva si è trasferita in via per Cassano, dall’altro scade proprio in questa data il limite dato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia per rimettere a norma il proprio sistema detentivo. «In questi 30 anni sono cambiate molte cose -spiega Orazio Sorrenti durante l’evento convocato per celebrare la ricorrenza – e il carcere ha mutato profondamente il suo ruolo sociale». La facilità con cui si aprono o chiudono le porte di queste strutture «è cambiata in base al contesto storico e alle varie leggi» anche se oggi è evidente come «la concezione non è più quella della mera detenzione ma deve puntare alla rieducazione dei soggetti». Un cambiamento che si è reso evidente anche con l’accesso degli operatori sociali all’interno dei carceri oltre che con l’evoluzione di compiti e ruoli di chi deve presidiare e controllare la situazione. «Il nostro corpo -spiega Rossella Panaro, Comandante della Polizia Penitenziaria del carcere bustocco- era inizialmente quello di garantire ordine e disciplina ma oggi tutto questo è cambiato». Gli uomini e le donne che quotidianamente presidiano le strutture detentive «sono chiamati ad interagire con i gruppi, a osservare discretamente e cercare di prevenire le emergenze e le situazioni di pericolo».
Ma se quando era nato il carcere bustocco poteva considerarsi un’eccellenza («pensate che a fine anni 80 noi avevamo informatizzato tutte le procedure» ricorda il direttore di quel tempo, Michele Rizzo) il presente è ben diverso. A fronte di una capienza di 167 posti la popolazione carceraria viaggia (quasi) sempre sopra le 400 unità ma nell’anno e mezzo passato dalla condanna molto è cambiato e sta cambiando. «Abbiamo lavorato molto per riportare il nostro carcere all’interno delle normative europee -spiega il direttore Sorrentini- ed entro metà luglio tutti i lavori programmati dovrebbero arrivare a conclusione». E anche se ci vorrà tempo per capire se l’Europa accetterà gli interventi italiani, il direttore è certo di un fatto: «Rendere le carceri più vivibili è un progresso e un vantaggio per l’intera comunità».
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