Prestazioni sessuali con le guardie, Ioana si pente

Racconta tutto e patteggia. E' la donna che aiutò tre romeni a evadere dai Miogni e che si prostituì con gli agenti

miogni destra

 

Esce di scena la donna del boss, Ioana Chindris, la ragazza che aiutò i tre romeni Victor Miclea, Daniel Parpalia e Marius Bunoro, a evadere dal carcere di Varese, il 21 febbraio del 2013. Ioana si è pentita. Arrestata dopo una breve fuga, è stata rintracciata in centro Italia, dove è stata interrogata dalla pm Annalisa Palomba, e ha raccontato tutto quello che sapeva. La ragazza romena, questa mattina, ha patteggiato davanti al gip una pena a 2 anni e 6 mesi, per concorso in evasione.

Il piano di fuga: sfruttare i vizi degli agenti

Il suo ruolo è stato determinante nella fuga dei tre detenuti, anche perché fu lei, durante due colloqui in carcere, a introdurre le lime utilizzate per segare le sbarre. Ioana riuscì anche a far entrare un telefonino che, sembra, fu nascosto nelle parti intime, e che servì per comunicare con i fuggiaschi. Grazie a quel cellulare, la donna, salendo su un palazzo a ridosso dei Miogni, spiegò ai suoi complici come era fatto il cortile del carcere, e quali ostacoli avrebbero potuto incontrare nella fuga. Ioana, in realtà, era la fidanzata di Daniel Parpalia, ma obbediva agli ordini di Victor Miclea, il vero capo della banda, il romeno che prima di finire in carcere gestiva un giro di prostitute nel Varesotto: un harem di belle ragazze, frequentato, prima del suo arresto, anche da uno degli agenti di polizia penitenziaria arrestato, Francesco Trovato.

Le debolezze degli agenti erano note ai romeni (leggi: Evasione, arrestati 5 agenti, in cambio voleva sesso) e quando i tre decidono di fuggire propongono, come ricompensa, prestazioni sessuali a go go. Gli agenti accettano e tra le ragazze che si offrono per soddisfarli c’è anche Ioana. Secondo le accuse la donna esercita già il mestiere di meretrice e accetta di fornire prestazioni sessuali ad alcuni degli agenti coinvolti, tanto che quando arriva ai colloqui con le lime e con il telefonino, molte teste si girano dall’altra parte, per non guardare lo scambio.

Quattro degli agenti indagati sono accusati di essersi fatti corrompere da quel giro di ragazze.

Il resto è noto: Lady Evasione andò a prendere le lime di colore blu utilizzate per segare le sbarre. Entrò in un ferramenta di via Oldofredi, dove si accertò personalmente che potessero segare il ferro e che fossero lunghe almeno 30 centimetri. Attese in auto i fuggiaschi e li condusse verso un rifugio sicuro. La corsa durò poco: furono tutti arrestati. Lei scappò in Umbria. Ma i carabinieri e il magistrato l’hanno convinta a collaborare: ora, se volesse, potrebbe finalmente cambiare vita. Gli agenti indagati sono una quindicina.

Roberto Rotondo
roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 22 Aprile 2015
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