Basta un abbonamento per stare vicini al Varese

La nuova dirigenza merita di essere affiancata nella sua avventura. La gente comune ha un modo per dimostrare vicinanza: sottoscrivere la tessera annuale

Presentazione nuovo varese calcio 1910

Il rigetto degli anni di porcherie del calcio nazionale si è fatto sentire moltissimo anche a Varese dove i mercanti dello sport più popolare nel giro di qualche decennio di affari illeciti ne hanno fatti. Da noi si è poi aggiunta una overdose di amarezza negli ultimi tempi, quando il Varese 1910, osso finanziario nemmeno buono per un brodo, ha inanellato qualche personaggio improbabile, lontanissimo dalle vicende delle quali si sarebbe dovuto occupare.

Il rigetto generale è stato causato dalla crisi economica, è un fatto che siamo stati a un passo da una seconda chiusura, questa volta probabilmente definitiva, del calcio varesino, ricco anche di bella storia.
Il sindaco Fontana è riuscito in una impresa che a un certo punto sembrava impossibile: società e squadra salve, nuovi dirigenti dalla solarità esemplare e nemmeno ricchi o cripto ricchi, gente che vive del suo lavoro, immagine bella di una città che non vuole perdere la sua squadra di calcio e nemmeno tentare costose scalate al paradiso del professionismo.

Questa soluzione della crisi potrebbe diventare storica per la città se ci affiancassimo tutti ai nuovi dirigenti, alla squadra. Una condivisione che sarebbe grande riconoscimento della loro iniziativa e che potrebbe avere un risvolto di eccezionale concretezza anche con un piccolissimo aiuto (al di là della possibilità di entrare in un consorzio, come ha detto il sindaco), per esempio un abbonamento dai prezzi popolarissimi per assistere alle partite di campionato. Basta guardare a cosa è accaduto a Siena in passato e a Parma in questi giorni: record di tessere (in Serie D) che hanno dato una mano a due società gloriose e rinascenti.
Un piccolo aiuto che è anche un segnale importante, una testimonianza di interesse e di amore per uno sport che ha coinvolto Varese per più di un secolo. Direi infine che è anche un modo di ringraziare i supertifosi biancorossi che sono stati vicini alla società nei momenti difficili.

Mi prenoto per qualche abbonamento: per decenni sono andato al “Franco Ossola” come cronista, oggi posso solo farmi rappresentare da chi allo stadio può tifare. Cosa appunto che non era permessa ai giornalisti.

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Pubblicato il 31 luglio 2015
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