Questa società potrà contare sullo spessore umano dei giovani?
La riflessione di Pier Fausto Vedani: «L’attuale crisi della gioventù è eredità sociale di un disastro educativo maturato nell’ambito della scuola, della famiglia e della cultura in generale»
Giovanissimi che muoiono per il mito della trasgressione, la droga, ragazzini in coma etilico, ragazze appena sbocciate alla vita vittime della violenza maschile e a volte assassinate. Da tempo questa è cronaca quotidiana. Ogni generazione che si affaccia alla ribalta interpreta a suo modo tutto quanto le permette la loro società.
L’attuale persistente crisi della gioventù è eredità sociale di un disastro educativo maturato nell’ambito della scuola, della famiglia e della cultura in generale. Le fragilità, gli errori, le derive contribuiscono anche alle difficoltà degli sbocchi occupazionali che sono strumento di elevazione sociale, di vera libertà.
Ero ragazzo quando stava andando a picco, in un oceano di sangue, dolore e morte, il mito del libro e moschetto fascista perfetto. È passato tanto tempo, ho avuto modo di seguire l’avvicendarsi di parecchie generazioni e penso che i sacrifici materiali – il benessere allora fu di pochi – dei ragazzi del Dopoguerra furono almeno accompagnati e sostenuti da speranze e serenità oggi inimmaginabili.
La storia delle epoche successive dice che quando arrivò il boom economico ci furono i primi accenni di un disorientamento collettivo destinato a nuocere proprio alle generazioni giovani. Accadde infatti che nella legittima e doverosa corsa al progresso la società italiana si sarebbe contrapposta, divisa, frantumata con il risultato di non offrire più sicurezze e riferimenti .Una penosa prova di immaturità collettiva che non si è arrestata davanti al declino del Paese, alle crisi internazionali, ai terremoti economici.
Se oggi si va ancora incontro ad altri tempi difficili lo si deve a nullità politiche, a deresponsabilizzazioni, egoismi e presunzioni che hanno provocato un deserto di iniziative, di comportamenti e anche di leggi.
Non si è infatti in grado di richiamare e offrire sempre i veri valori della democrazia e di garantire solidità a quelle istituzioni, famiglia compresa, che di norma accompagnano e rendono sicuri gli anni giovani di un cittadino. Tutto questo è parte però di un male antico dell’Italia: divisioni, contrasti, lotte e ingiustizie sono secolari e sono espressioni comuni a più realtà diverse, a più popoli.
Siamo ancora alla ricerca di una vera unità nazionale, ai giovani ancora non diamo la possibilità di avvicinare questo traguardo. Essi oggi non cedono tutti alle distruttive tentazioni di una libertà sfrenata, moltissimi anzi si impegnano e vogliono per se stessi e per il Paese un domani di certezze, resta il fatto che non sono pochi coloro che hanno fatto un’altra scelta che, da Nord a Sud, sono uniti da un destino triste, pericoloso, nemico della salute e della vita. Oltre alla doverosa attenzione per ogni singolo si impone anche la necessità di chiedersi quale sarà lo spessore umano di questi ragazzi quando la società, in termini di lavoro e famiglia, chiederà loro un contributo.
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