Un ristorante con un cromosoma in più

Un ex circolo diventerà un punto ristoro dove al fianco di professionisti lavoreranno molti ragazzi down. La grande sfida di un'associazione di genitori

Ristoro Primavera

Una fila di cuscini sul pavimento, sul tavolo piatti, posate e tovaglioli di carta. Due ragazzi sorridono e scherzano, ma non stanno aspettando l’inizio di una festa. Nei saloni di via Martiri della libertà, ad Arona, si svolgono le attività di Agbd, l’Associazione genitori bambini down, una realtà di riferimento per decine di famiglie piemontesi e lombarde. Tineke Everaarts, la presidente, è una donna gentile e solare che insieme a una ventina di genitori ha dato vita circa vent’anni fa all’associazione, che oggi di mamme e papà ne conta più di settanta.

Imparare a badare a se stessi e un domani poter uscire dal “nido”. Per le persone affette dalla sindrome di Down conquistare l’autonomia non è soltanto un modo di dire. L’impegno richiesto loro è senza dubbio più intenso è faticoso ma questo non vuol dire impossibile. «Quando abbiamo iniziato – spiega Tineke – i nostri figli erano poco più che bambini, oggi hanno trent’anni. I genitori di figli con sindrome di down convivono per tutta la vita con una preoccupazione, quella sul futuro. L’associazione è nata proprio per aiutare queste persone a raggiungere la propria autonomia».

Al centro di Arona arrivano bambini e ragazzi fin dal mattino. Ai più piccoli vengono insegnate cose che potrebbero apparire banali ma nella quotidianità sono tutt’altro: imparare a mangiare e a vestirsi da soli, esprimersi, attraversare la strada. Con i più grandi invece il lavoro è più ampio e va da riuscire a prendere un mezzo pubblico da soli, a riconoscere i soldi e imparare a gestirli. «Il settore pubblico – prosegue la presidente - non ha attualmente le risorse per garantire questo supporto alle famiglie o farsi carico di questo tipo di disabilità. Il lavoro dell’associazione e dei suoi volontari va dunque a riempire un vuoto che altrimenti porterebbe un ulteriore carico per i genitori. A loro volta le famiglie vengono allegrite, si libera del tempo e si allenta anche l’eccessivo livello di protezione che a volte, e comprensibilmente, viene costruito attorno a questo ragazzi. Noi partiamo dal presupposto che le possibilità di crescita ci sono e che rinunciare sarebbe un enorme peccato».

Chi crede potrebbe vedere nella storia di questa associazione la mano della Provvidenza, altri un bel colpo di fortuna. Fatto sta che una chiacchierata casuale tra un consigliere di Agbd e un funzionario del comune di Meina ha gettato le basi per un progetto visionario. «Ci è stato chiesto se fossimo stati interessati alla gestione dell’ex circolo nel cuore del paese e noi abbiamo detto di sì. Da tempo infatti, anche attraverso progetti di formazione aperti anche ad altri operatori, ci stiamo concentrando sul delicato passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. È facile intuire le difficoltà con cui le persone down devito fare i conti… Alcuni riescono a trovare un’occupazione altri ritornano a casa, con effetti che possono essere anche molto negativi. L’idea di avviare noi un’attività, dando vita a una cooperativa, ci è sembrata una via percorribile. Attualmente stiamo terminando la ristrutturazione dei locali. Poi inizieremo con l’apertura del bar, per passare a un punto ristoro aperto a mezzogiorno e se le cose funzioneranno, contiamo di aprire anche la sera. L’obiettivo è quello di dare ai ragazzi una possibilità di lavorare e imparare un mestiere e allo stesso tempo creare una realtà economica autosufficiente».

Ristoro Primavera

Il progetto ricorda, per chi l’ha seguito in tv, il bell’esperimento di “Hotel 6 stelle“, la doc-fiction prodotta da Rai 3. In quel caso, chiaramente pensato per intrattenere, oltre che per sensibilizzare, il lavoro svolto dai protagonisti era una vera palestra di crescita. «Così sarà l’attività del ristoro: qualcuno lavorerà in cucina, altri in sala, altri al bar, altri alle pulizie. Saranno affiancati da professionisti e noi come associazione saremo sempre presenti con il nostro supporto».

È presto per dire se il Ristoro Primavera avrà successo ma sicuramente si tratta di una delle sfide cruciali per il domani di molte famiglie: «Cerchiamo di sperimentare il più possible tra le opportunità che possiamo offrire ai nostri figli. Il Comune di Arona, ad esempio, ci ha concesso un piccolo appartamento dove a turno i giovani possono trascorrere un week end. Questo è utile perché i ragazzi vengono lasciati liberi, devono organizzarsi, preparare da mangiare, decidere come passare il tempo libero o come spendere il proprio budget. È un vero banco di prova. Ci sono poi dei laboratori che abbiamo avviato che permettono di lavorare sulle emozioni. Riuscire a comprenderle ma allo stesso ad accettare e vivere la propria diversità è fondamentale. Conoscere il mondo e intuire qual è la normalità non è facile. Che poi, cos’è la normalità? Con gli occhi di questi ragazzi il mondo diverso, non è la realtà, come lo vedono loro forse è migliore. Anzi non ho dubbi è il loro il migliore». Fuori dalla porta dell’ufficio di Teneke si sta per affrontare una gincana: i ragazzi che prima ridevano ora sono concentrati e con i piatti dovranno aggirare i cuscini posizionati a terra. Per diventare camerieri ci vuole anche abilità, la lezione è già iniziata.

Maria Carla Cebrelli
mariacarla.cebrelli@varesenews.it

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Pubblicato il 30 Gennaio 2016
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