Il piccolo spacciatore era un “boss” della droga: finisce in carcere

L'uomo era ritenuto un piccolo spacciatore ma invece era in grado di rifornire clienti fidelizzati in tutta la zona del gallaratese. Per questo gli arresti domiciliari sono stati convertiti in arresto

32 chilogrammi di droga sequestrati dalla Guardia di Finanza

All’inizio era sembrato un semplice spacciatore occasionale. Ma alla fine la Polizia si è resa conto di essere davanti al gestore di un efficiente sistema di spaccio che riforniva buona parte del territorio di Gallarate. E così gli arresti domiciliari si sono trasformati in un arresto.

Protagonista di questa vicenda è A.G.A, quarantenne italiano ma originario del Benin che il 30 novembre scorso era stato fermato per un controllo mentre guidava un’auto di grossa cilindrata; il nervosismo e la sorpresa lo avevano tradito e a seguito di un controllo era stato trovato in possesso di droga nascosta nel giubbotto e anche sotto le ascelle. Alla fine, tra quella trovata in auto e quella immagazzinata a casa, la sostanza stupefacente sequestratagli ammontava a circa 150 grammi tra hashish e cocaina.

Proprio per questo l’uomo era agli arresti domiciliari nella sua abitazione in Somma Lombardo dopo la convalida dell’arresto in flagranza eseguito a Gallarate dalla Squadra Volante del Commissariato, ma giovedì sera, su ordine del GIP del Tribunale, è stato condotto in carcere a Busto Arsizio dove attenderà gli sviluppi del processo a suo carico.

Questo perché dopo l’arresto, le indagini degli agenti, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono proseguite ricostruendo anche grazie alla paziente analisi del traffico telefonico e di altri riscontri la rete dei consumatori abitualmente riforniti. Dal quadro investigativo completo A.G.A. non è apparso dunque come l’ultima pedina di una rete di spaccio quanto piuttosto un grossista capace di assicurare ai clienti fidelizzati del gallaratese una regolare fornitura di vari tipi di sostanze, a seconda delle loro richieste, almeno dal luglio del 2015.

Proprio per questo a seguito della rivalutazione della gravità dei fatti, tale da escludere qualunque attenuante, il Pubblico Ministero ha chiesto ed ottenuto dal GIP che gli arresti domiciliari, ritenuti non sufficienti ed idonei ad impedire la reiterazione dello spaccio, fossero tramutati in carcerazione vera e propria e pertanto ieri sera per A.G.A. si sono nuovamente riaperte le porte della più vicina casa di reclusione.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 26 Febbraio 2016
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