La musica che manca a Varese

Quale colonna sonora i varesini cultori di musica avrebbero scelto per una ipotetica proiezione della coproduzione Fassa, Fumagalli, Fontana, i tre sindaci dell’era verde?

varese comune apertura

La musica è  componente essenziale di un film.Lo si comprese agli albori della nuova e più popolare musa, tanto che  le proiezioni nelle sale venivano accompagnate da un pianista che, in diretta, con l’ interpretazione di spartiti adeguati sottolineava le varie fasi del film. Avendo vissuto intensamente la  grande stagione cinematografica del Dopoguerra  ricordo una sola pellicola senza musica, “Cielo giallo”,  western di buona fattura. Un rarità se pensiamo che musiche e canzoni hanno sempre avuto un ruolo notevole in tutti i film enojn poiche  hanno accompagnato nella vita intere generazioni. Il “Valzer dell’addio” del film “Il ponte di Waterloo” può essere indicato come esempio: fu ballato e cantato in tutti i continenti..

L’Oscar al nostro Morricone, immenso compositore di musiche per film,  ha dato grande soddisfazione a noi italiani che viviamo tempi per parecchi motivi molto preoccupanti.Varese non ha fatto eccezione. E proprio  leggendo le cronache dell’Oscar a Morricone, ricordando le disavventure dei cinefili varesini di FilmStudio90, attenuate dalla buona azione dell’ assessorato alla cultura e i 23 anni dei  “ film “ dell’ impegno (???)  leghista girati a Varese, mi sono chiesto  quale colonna sonora i varesini cultori di musica avrebbero scelto per una ipotetica proiezione della coproduzione Fassa, Fumagalli, Fontana, i tre sindaci dell’era verde.

I musicofili nel nostro territorio  sono numerosi, raffinati e per di più capaci di organizzare stagioni o momenti  di elevato contenuto. Io sono un rozzo plebeo delle sette note, quando scrivo Beethoven devo stare attento a dove posiziono la h, però ricordando una sua celebre sinfonia ho avuto modo di definire e sottolineare la angosciante collezione appunto  di  opere civiche ”Incompiute” annunciate,  progettate, a volte anche avviate,  tuttavia mai realizzate dalle squadre che si sono alternate, sempre con la stessa maglia, al timone di Palazzo Estense.

Fassa, Fumagalli, Fontana sono stati i tre nostri sindaci della Seconda Repubblica tutti esponenti del Carroccio, con una particolarità: i loro cognomi hanno la stessa consonante iniziale. Ingiusto però pensare a tre famose e significative iniziali di termini bosini dal forte potenziale allusivo come Fam, Fum e Frecch, perché alcuni obiettivi di rilievo il trio li ha centrati; Fassa poi restò per un solo mandato e vide accantonare proprio dai  successori alcune sue eccellenti idee.

Il governo più lungo è toccato a Fontana. Due mandati in piena crisi economica nazionale e quindi, come altre città, la nostra Varese con microdisponibilità finanziarie a monte di tante idee, di tempi lunghissimi per ipotesi di progetti, di alcune scelte duramente contestate. E così non si è potuto scacciare il  grigiore della città che si è vista colpire dalla crisi anche nel settore che in passato è stato grande traino per l’immagine:, lo sport.

Ce la prendiamo oggi con i politici, ma la Varese delle nostalgie bosine, dei tempi cioè  in cui contavamo poco o nulla, è stata anche una nostra libera decisione. E pure i cittadini che hanno votato per i compagni di viaggio del Carroccio non hanno fatto scelte migliori perché i loro leader erano tali in ambito locale, ma perfetti gregari in Regione, dove si governa veramente il territorio.  Dal quadro complessivo della situazione si può dedurre che oggi la  scelta giusta della  colonna sonora per Varese sarebbe quella di un nuovo silenzio assoluto.

Cielo Giallo, il film senza musiche che ho richiamato, aveva nel titolo un riferimento all’oro, ambita preda di una banda di pistoleri. Il  solo affondamento del sistema sanitario cittadino che i nostri eletti e quasi l’intera politica cittadina non hanno difeso, potrebbe suggerire una  quantità di titoli, ma oggi si deve temere anche per possibili imminenti altre incompiute se si considera  che “parte”  il progetto di Villa Mylius sede dell’ Accademia del gusto affidata al magico chef Marchesi che la gestirà come micro socio di un raggruppamento autorevole ma che non ha offerto un piano al centesimo sulla copertura totale  delle spese.

Non siamo davanti a un bluff, ma se guardo al passato, ad altre incompiute accolte al loro varo come taumaturgiche per la città, vedi  il recupero delle funicolari, qualche dubbio credo sia lecito averlo.

Sto mettendo in dubbio  che Regione e Comune non manterranno l’impegno?No, ma temo che potranno un  giorno ridurlo perché da sempre Varese propone e Milano dispone. Le piace innanzitutto tenere l’oro per sé. E decide, taglia, azzoppa senza  nemmeno spiegarne i motivi. E se lo fa con i suoi vassalli li obbliga poi a incredibili silenzi.Dei quali i  più dolorosi e i meno accettabili sono quelli dei sindaci del territorio.

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Pubblicato il 07 marzo 2016
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