Le super mamme poliziotte, multitasking e coraggiose
Storie di agenti e dirigenti di polizia e della loro vita tra casa e questura
Quante forze nelle donne. Possono essere tante cose, ma soprattutto sono brave come e più degli uomini. Avete dubbi? Non crediamo. Basta guardare in questura. Agenti, commissari, funzionarie. Sono gentili ma forti, intelligenti e determinate: la polizia di stato è ormai una delle istituzioni più aperte al futuro e le donne sono tante: un agente su cinque a Varese è donna, un poliziotto ogni quattro in Italia è al femminile, il 25%.

Il dirigente della squadra mobile è Silvia Carozzo: ex dirigente a Verbania, da tre anni a Varese e da 11 mesi mamma di una bellissima bimba. “Avere un figlio rende più sensibili verso alcune tematiche – racconta – ma nulla toglie ai colleghi maschi. Nella mia esperienza tuttavia posso dire che la polizia di stato consente di conciliare i due ambiti, lavorativo e familiare”.

Giuseppina Petecca, dirigente della Polaria di Malpensa: “Io non ho impegni familiari, ma ho altre attività che cerco di conciliare con il lavoro. Posso dire che anche i mariti oggi partecipano molto alla vita delle madri lavoratrici e molti nostri colleghi usufruiscono dei congedi per la cura della famiglia”.

Arianna Tessari, sovrintendente capo a Malpensa: “Lavoro in un nucleo che si occupa di sicurezza e sono anche mamma. Devo dire che per entrambi i ruoli ci vuole sacrificio e passione ed è la stessa voglia che anima le mie giornate sia in aeroporto che a casa con la mia famiglia”.
Eppure a volte bisogna fare dei sacrifici. L’assistente capo Beatrice Corsini del Commissariato di Busto Arsizio spiega: “Nel 2000 avevo vinto il concorso ispettori, ma avevo un bimbo piccolo e avrei dovuto stare via da casa per un anno e mezzo. Ho dovuto rinunciare. Ora che ho due figli di 10 e 6 anni ci sto riprovando e ho gia superato la prova orale”.
Il sostituto commissario Annamaria Benci del Commissariato di Gallarate osserva: “Nel 1995 avevo un figlio di pochi mesi e dovetti fare una scelta. Non potevo in quel periodo stare nella squadra mobile, che prevede lunghi pedinamenti in cui esci di casa e non sai a che ora torni. Ora mio figlio ha 20 anni, ma allora fu necessario scegliere”.
Stella Ottomaniello è invece un’agente scelto che ha vinto il premio Emanuela Loi perchè ha mostrato coraggio in un conflitto fuoco a Lignano Sabbiadoro: “Un rapinatore ci sparò addosso, lo arrestammo senza usare le armi. E’ stato un battesimo del fuoco, ma mi ha fatto capire che questo è il lavoro che amo”.
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