Cala il sipario sull’era Farioli, anche in sala consiglio
Ultimo bilancio consuntivo approvato in aula e discorsi finali per il sindaco e per il presidente del consiglio Cornacchia. Ai saluti finali anche molti consiglieri di entrambi gli schieramenti
E’ stato il consiglio comunale dei saluti quello che si è svolto ieri sera in aula consiliare a Busto Arsizio, l’ultimo dell’era Farioli che si chiude dopo 10 anni. Alcuni non saranno certamente più presenti a partire dalla prossima legislatura, come Francesco Speroni, Checco Lattuada, Walter Picco Bellazzi, Enrico Salomi, Marco Albertini, Ivan Catalano e Marco Cirigliano; altri ci riproveranno e altri ancora saranno nuovi.
Il sindaco ha tracciato il suo bilancio con molti numeri che certificano il calo dell’indebitamento da 62 a 23 milioni in 10 anni, l’avanzo di bilancio corposo (anche se in gran parte bloccato dai vincoli del Patto di Stabilità), una tassazione che non è aumentata e tante opere concluse.
Anche il presidente del Consiglio Diego Cornacchia ha portato i suoi numeri che si chiudono con l’atto numero 963 (l’approvazione del bilancio consuntivo): interrogazioni, mozioni, commissioni, delibere.
Molti i consiglieri di maggioranza che hanno voluto esprimere la loro gratitudine al sindaco uscente, a partire da Enrico Salomi (capogruppo di Forza Italia), Francesco Speroni per la Lega Nord, Paolo Genoni e altri.
Di segno opposto le conclusioni dell’opposizione con Alberto Rossi di Manifattura Cittadina che ha sottolineato come Busto sia una città peggiorata negli ultimi dieci anni e che di successi se ne possono vantare ben pochi. Anche Walter Picco Bellazzi non è stato tenero con la maggioranza pur riconoscendo che – su alcuni provvedimenti – il Pd ha saputo collaborare quando ha ritenuto che si stesse facendo la cosa giusta.
Calde e appassionate anche le parole del sindaco emerito Gian Pietro Rossi che ha sottolineato come si chiudano due ere in una «quella mia, ultimo rappresentante dell’Italian nuova uscita dalla guerra e dalla lotta partigiana, e quella nata sulle ceneri del ’92 che vide ad esempio l’ingresso del senatore Speroni qui».
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