Sindaco e cda difendono il Camelot: “Qui lavorano professionisti”

Peroni e Cassani hanno voluto esprimere la posizione della residenza socio-assistenziale in seguito all'inchiesta per la morte di un'ospite: "La signora è morta per una tromboembolia, confidiamo nella magistratura"

andrea cassani giacomo peroni camelot

Si sono ritrovati nella sala Parsifal della Rsa Camelot per difendere il buon nome della struttura. Il sindaco di Gallarate Andrea Cassani, il presidente del consiglio di amministrazione Giacomo Peroni, a capo della 3SG Camelot da luglio, Simona Gori e Martino Comani, due consiglieri del cda, la direttrice Maria Caterina Putzu e Stefano Besani, l’avvocato dei quattro dipendenti indagati per la morte di una ospite 83enne.

Il medico radiologo, da poco insediatosi al vertice della società del Comune si è detto «onorato e orgoglioso di questo incarico, felice per la fiducia nella mia persona e desideroso di proseguire l’ottimo lavoro svolto con al centro l’ospite». Peroni ha voluto convocare la stampa dopo i numerosi articoli apparsi sui quotidiani in merito alla vicenda dell’anziana deceduta nei giorni prima di ferragosto: «Non nascondiamo nulla di questa storia, vogliamo la massima trasparenza e abbiamo grande fiducia nella magistratura».

Ad entrare nello specifico e a rispondere ad alcune accuse fatte dai familiari dell’anziana è l’avvocato Stefano Besani con al fianco il medico legale di parte che ha assistito all’autopsia: «C’è un procedimento penale in corso aperto dal sostituto procuratore Cristina Ria che ha iscritto nel registro degli indagati l’infermiere e i tre medici che erano di turno quel giorno. Vogliamo tutelare la professionalità e l’onorabilità di queste persone sottolineando che un conto sono i sospetti legittimi e un altro le dichiarazioni che vanno oltre la legittimità da parte dei parenti della signora. Accuse urlate sui giornali che sono avventurose e avventate. Non vogliamo procedere per diffamazione ma vogliamo ribattere a ferro caldo – prosegue Besani -. Loro sostengono che sia stata una pastiglia data alla signora a soffocare la paziente. Una pastiglia somministrata alle 7,30 del mattino, metà sciolta in acqua e metà da ingerire ma la signora è morta un’ora e mezza dopo. Siamo sicuri che questa vicenda finirà con l’archiviazione ma dobbiamo attendere i risultati definitivi dell’autopsia arriveranno ad ottobre»

Il dottor Angelo Demori, medico legale di parte dei 4 indagati, conferma quanto scritto il giorno dopo l’autopsia e specifica che l’ipotesi iniziale di soffocamento da alimenti è stata superata da una possibile tromboembolia massiva e in merito a questa ipotesi specifica che «questo tipo di embolia è molto difficile da identificare e diagnosticare tanto che in letteratura medica viene chiamata anche “la grande bugiarda” – spiega Demori – .Più che i sintomi si possono prevedere i fattori di rischio e la signora li aveva tutti. La signora sarebbe deceduta anche se fosse stata in ospedale. Sarebbe stato necessario un delicato intervento di cardiochirurgia a cuore fermo. Età e fattori di rischio avrebbero comunque sconsigliato un intervento di questo tipo».

Il presidente di Camelot ha voluto ribadire anche i numeri di questa azienda speciale istituita nel ’99: «Attualmente in Rsa ci sono 120 posti letto autorizzati dalla Regione e 22 non accreditati. Abbiamo diversi reparti: un per malati di Alzheimer, un’unità assistenziale, un’unità per gli ospiti in stato vegetativo, la parte hospice e la comunità alloggio per madri e figli in difficoltà. In tutto 174 posti per gli ospiti e 225 dipendenti che se ne prendono cura».

Peroni non nasconde che ci possa essere qualche criticità ma questa è anche dovuta alla delicatezza del compito che il personale della 3Sg si trova ad affrontare come ad esempio nel caso della lettera di lamentele di una familiare per come è venuta a sapere della morte della propria madre ricoverata nell’hospice, alcune settimane fa. La direttrice Maria Caterina Putzu anche in questo caso difende medici e infermieri: «Nel caso della signora che ha scritto quella lettera confermo che sono state eseguite tutte le procedure previste dall’hospice – spiega – la constatazione del decesso è coincisa con l’arrivo della signora al Camelot e quindi non è stata avvisata prima»

Infine è il sindaco Andrea Cassani a fare da schermo alle critiche: «Sono sicuro che in questa struttura si operi in maniera corretta – ha detto – il nuovo cda, come quello che lo ha preceduto, lavora a titolo gratuito. Ritengo giusto dare informazioni trasparenti alla stampa e il nome della Camelot va difeso perchè è una risorsa per la città. Non è compito mio, invece, entrare nella vicenda giudiziaria. Qui lavorano professionisti che hanno interesse a lavorare seguendo tutte le regole. Ritengo giusto che i familiari e parenti palesino le critiche e le proteste perchè la struttura possa migliorare ulteriormente»

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 23 Agosto 2016
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