5 Stelle, Busto al Centro, Federcofit e comitati: “Regolamento cimiteriale da rifare”

Sempre più ampio il fronte che chiede all'amministrazione comunale di rivedere il regolamento cimiteriale e le tariffe approvati a marzo

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Il nuovo regolamento cimiteriale e i relativi aumenti delle tariffe approvati dal consiglio comunale di Busto Arsizio continua ad essere nel mirino delle forze di opposizione, dei comitati di cittadini e anche della Federcofit, associazione che raggruppa le imprese del comparto funerario.

Mentre dal sindaco Antonelli e dalla giunta arriva una timida apertura con la presentazione di una mozione dal parte della maggioranza che propone di tornare alle concessioni 30ennali (lasciando alla facoltà del cittadino se chiedere una concessione superiore, ndr), ecco che da Movimento 5 Stelle e Busto al Centro (che lunedì presenterà alla stampa la petizione fatta girare tra i cittadini nelle settimane scorse) arrivano nuove iniziative che puntano a ridiscutere gli aumenti delle tariffe e l’intero regolamento cimiteriale appena approvato.

Così Claudia Cerini, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, fa sapere che anche la Federcofit ha espresso i suoi dubbi scrivendo direttamente al sindaco le proprie critiche al testo votato in aula: «Abbiamo però di recente potuto approfondire il tema grazie ad un colloquio con una associazione del comparto funerario e, con nostro grande stupore, abbiamo potuto così apprendere che le criticità del nuovo regolamento comunale di polizia mortuaria sono molte di più di quelle ad oggi emerse, riguardanti i rinnovi 99ennali per le tombe (rinnovi che portano con sé anche un aumento delle tariffe deliberato della giunta)».

Le criticità riguarderebbero anche aspetti di legittimità di questo nuovo regolamento: «Negli anni di studio del nuovo regolamento, federazioni che nascono come tutela sia dei cittadini che delle amministrazioni hanno chiesto molteplici volte di poter avere un dialogo con il comune, per poter apportare anche la loro competenza, ma tale dialogo gli è sempre stato negato, con il risultato di avere oggi un regolamento approssimativo, non rispettoso della normativa vigente e che sarà probabilmente da rivedere in vari punti per non incorrere in cause giudiziarie. Diciamo questo con documenti alla mano e ne vogliamo informare i cittadini, perché possano avviare delle azioni di richiesta di chiarimenti al comune».

Anche per questo l’uomo che ha sollevato per primo la questione degli aumenti tariffari, il rappresentante del comitato di Borsano Adriano Landoni, è tornato a chiedere al sindaco di «formare una commissione di studio del problema coinvolgendo i tecnici del settore ( pompe funebri marmisti ecc ) affinchè si possa rivedere tutti i problemi che si trascinano da tempo».

Di seguito tutte le critiche sollevate dal Movimento 5 Stelle

Il primo elemento negativo è sicuramente quello di obbligare a una concessione e/o rinnovo 99ennale per tombe e cappelle (al posto dei precedenti 30 anni), ciò implica pagare oggi un costo molto alto e inoltre, se nei prossimi trent’anni il comune introiterà tutti gli oneri dei rinnovi (oggi trentennali) come farà per i successivi 69 a mantenere i cimiteri?
Ecco come: all’art. 117 comma 11 il regolamento introduce la possibilità per il comune di applicare un canone manutentivo a loculi, ossarini, tombini, cinerari e cippi alla memoria nonché alle tombe di famiglia secondo la griglia tariffaria comunale (oggi non ancora prevista).
Inutile dire che per i cittadini oltre al danno c’è la beffa: oggi pago una cifra già alta e magari tra 10-20 anni dovrò esborsare anche un canone annuo.

Altro punto da porre all’attenzione: quando per una salma non vi sono posti disponibili di solito viene utilizzato uno spazio provvisorio, in attesa che il comune costruisca nuovi spazi o non se ne liberi qualcuno. In questi spazi provvisori si paga un canone annuo di 91 euro che sarà saldato al momento del passaggio nella tomba definitiva. Ma non ci si aspetti di essere chiamati dal comune perché non esiste alcuna graduatoria comunale per i provvisori, infatti quando il comune realizza nuovi spazi questi vengono messi all’asta e, se non si partecipa all’asta, il proprio caro continuerà a rimanere in un posto provvisorio. Quando anche il cittadino riesce a partecipare a un’asta scopre che per una tomba da tre posti vengono chiesti 12,000 euro come base d’asta (!) per arrivare anche a 16-17.000 euro, costo al quale dovrà poi aggiungere il canone per gli anni passati nel provvisorio e vari oneri, arrivando a spendere cifre di qualche decina di migliaia di euro. Il sistema delle aste non è di certo quello più rispettoso delle esigenze dei cittadini, e inoltre fa lievitare troppo i prezzi delle tombe.

Il nuovo regolamento sembra anche restringere la possibilità di inserire in una stessa tomba solo i discendenti del titolare della concessione e i loro coniugi fino al terzo grado e gli ascendenti fino al secondo (Art. 109) e se questo vale anche per i sepolcri famigliari, come pare, è sicuramente molto restrittivo, a fronte di un grosso investimento iniziale richiesto.

Per restare in tema di costi, il nuovo piano tariffario approvato dalla giunta prevede costi diversi dei loculi e cellette a seconda dell’altezza da terra (ad esempio per loculi con lastra il costo varia da 1145 a 3278 euro) ma poi all’art. 108 del regolamento si legge che “per ogni nuova costruzione di colombari, loculi, ossari/cinerari l’assegnazione è effettuata secondo l’ordine di decesso” allora delle due l’una: o è possibile scegliere il loculo decidendo anche di spendere di più o, se l’ordine lo decide il comune, i prezzi devono essere uguali per tutti.

Attenzione anche ai seguenti passaggi:
– il rinnovo vale per una sola volta poi la concessione ritorna al comune, e questo anche per i monumenti storici costruiti dai privati (art. 125);
– chi vuole rinunciare alla concessione deve obbligatoriamente produrre al comune un atto notorio (art.123), con esborso di ulteriori costi rispetto all’autocertificazione in vigore fino a pochi mesi fa (ci risulta che questa richiesta non sia giustificata da nessuna norma).
– in caso di morte del concessionario, gli eredi che vogliono fare il subentro hanno tempo 12 mesi, altrimenti hanno ulteriori 6 mesi pagando la relativa tariffa maggiorata del 100% (art.121), ma la tariffa non compare tra quelle deliberate dalla giunta… di che cifra stiamo parlando?
– in caso di cremazione, per il trasporto oltre i 100km il regolamento impone la cassa in zinco (art.42), ma tale obbligo, superato da una circolare del ministero della sanità del 1998, fa lievitare i costi della cremazione da poche centinaia di euro a qualche migliaio.

In generale questi e altri articoli mettono in luce anche che il regolamento non rispetta la gerarchia delle normative, dove in materia sanitaria prevalgono le legge Regionali, non quelle statali, e, a nostro avviso, questo potrebbe portare a probabili impugnazioni per via giudiziaria del regolamento adottato dal consiglio comunale.
Porteremo queste nostre perplessità nella prossima commissione dove sarà discussa la mozione che abbiamo presentato per la rettifica delle tariffe e ci aspettiamo delle spiegazioni serie da parte dell’amministrazione, anche perché non vogliamo pensare che sia stato portato in consiglio comunale un testo non conforme alle norme.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Giugno 2017
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