Si restituiscano le risorse economiche a province e città metropolitane

Avarie

Gentile redazione,
Al di là delle discussioni e delle opinioni personali circa l’utilità degli Enti locali intermedi tra stato e amministrazioni comunali : province e regioni, per dirlo fuori dai denti; l’esito del referendum costituzionale del dicembre scorso ha sancito senza alcuna ombra di dubbio (con un 66% dei votanti sugli iscritti alle liste elettorali che ricorda una partecipazione alla scelta politica ormai dimenticata) il dettato costituzionale che prevede le figure intermedie delle province e delle città metropolitane con specifici compiti elencati secondo le competenze via via attribuitegli dallo stato negli anni.

Come è ben noto, tuttavia, con la legge “Delrio”, antecedente il referendum, lo stato, oltre ad aver modificato l’assetto istituzionale delle province, ha dirottato nelle proprie casse gran parte delle risorse economiche, per altro, in gran parte, frutto di gettito diretto degli stessi enti locali, azione che, di fatto, ad oggi, impedisce l’erogazione di servizi di fondamentale importanza per i cittadini.
Rimandando ad altra occasione ogni commento sull’arrogante atteggiamento del governo che ha messo, col suo spavaldo “modus operandi”, il classico “carro davanti ai buoi” con patetica figura finale, esaminiamo, sinteticamente, le competenze che sono rimaste
appannaggio di province e Città metropolitane.

Ad oggi, tra le funzioni principali rimaste loro in capo, tolte le competenze su agricoltura, caccia e pesca, riassegnate alle regioni, si richiamano almeno tre impegni di primaria importanza :
1) sviluppo e manutenzione delle scuole superiori;
2) sviluppo e manutenzione della rete stradale provinciale;
3) gestione di alcuni delicati settori collegati alla tutela dell’ambiente come : rifiuti – bonifiche – risorse idriche – attività estrattive – qualità dell’aria – energia – autorizzazioni ambientali.

Allo stato attuale, se, magari, possono esserci risorse sufficienti per assicurare le prestazioni, altamente professionali, del personale tecnico come :
– monitoraggio degli edifici scolastici, progettazione e direzione lavori riguardo le opere di manutenzione e sviluppo dell’edilizia scolastica, incluso l’approntamento dei bandi di gara per l’esecuzione dei lavori;
– monitoraggio della sicurezza stradale, progettazione e direzione lavori riguardo le opere di manutenzione e potenziamento della viabilità provinciale incluso l’approntamento dei bandi di gara per l’esecuzione delle opere;
– emanazione di autorizzazioni, concessioni, certificazioni sulle qualità delle varie componenti ambientali (aria, acqua, suolo, paesaggio);
sono certamente insufficienti i fondi per gli investimenti, cioè per l’esecuzione delle opere stesse suindicate!

A questo punto una riflessione sorge spontanea : senza essere un professore costituzionalista, mi pare ovvio che, una volta sancito dal referendum (cioè dalla volontà diretta del POPOLO SOVRANO) che tali organi locali debbano continuare a sussistere, evidentemente con i compiti loro assegnati, diventi automaticamente incostituzionale ogni norma che, sottraendo loro le risorse economiche necessarie affinché essi raggiungano i risultati attesi dallo Stato, mettendoli nelle condizioni di evadere dai loro compiti
istituzionali lasciando, tra l’altro, in gravi difficoltà le persone incaricate di dirigere competenze come la manutenzione di scuole e strade.

Infatti, se, disgraziatamente (ma inevitabilmente se dovessero mancare le normali attività manutentive), un automobilista od uno studente si procurassero nocumento per qualche dissesto della sede stradale o per la caduta di un soffitto o di un cornicione, i summenzionati dirigenti verrebbero presi dal magistrato di turno e inevitabilmente condannati nonostante la loro sostanziale innocenza.

Non mi stupirei, pertanto, se cominciassero a vedersi strade provinciali transennate (si è sentito, per altro, già parlare di talune strade provinciali di montagna del biellese chiuse da tempo) o scuole sbarrate per inagibilità o mancanza di riscaldamento.

Con tutto il rispetto per qualche povero pastore dell’alto biellese (ultimo “moicano” che tenacemente presidia territori ormai abbandonati da tutti), tagliato fuori dalla viabilità provinciale, vorrò proprio vedere cosa accadrà quando verrà chiusa qualche provinciale del milanese o quando i più prestigiosi licei di Milano saranno costretti ai doppi turni o gli studenti invitati (come dai migliori racconti di De Amicis) a presentarsi con un ciocco di legno o un sacchetto di carbone per alimentare stufe o caminetti e garantire, così, una temperatura minimamente confortevole nelle aule.

Desidero, infine, esprimere lo sdegno più profondo e sincero nei confronti dei signori giudici della Consulta che, malgrado siano, ormai inaccettabilmente, strapagati, ben si son guardati, “motu proprio”, di cui, in ogni caso, non vi è alcuna menzione ufficiale, di
dichiarare incostituzionali quelle norme che, di fatto, impediscono a province e città metropolitane di fare il proprio dovere garantendo ai cittadini contribuenti di avere i dovuti servizi efficienti e tempestivi, senza attendere che, qualche “calimero” di turno, alzi il ditino per fare presente l’inaccettabile condizione; verrà anche per loro il giorno in cui saranno chiamati a render conto del loro operato e delle loro inerzie ed a rispondervi di conseguenza.

VM

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Pubblicato il 12 Luglio 2017
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