Il liceo diventa quadriennale per essere moderno

Sono circa 110 gli studenti, in provincia di Varese, che sperimentano il nuovo modello di scuola superiore in 4 anni. Tecnologia, laboratori e lavoro di squadra i punti di forza

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Una scommessa per “ammodernare” la scuola. Una rivoluzione didattica per stare al passo con la società.

Sono tante le ragioni che hanno indotto alcuni dirigenti del territorio ad accettare la sfida del “liceo quadriennale”. Tra i protagonisti c’è chi, come l’Ite Tosi, ha già visto arrivare al diploma con successo i suoi ragazzi del percorso “breve” ma anche il liceo internazionale Olga Fiorini che, a luglio, ha assistito alla seconda maturità.

I nuovi “sfidanti” sono dirigenti di scuole dalla lunga e consolidata tradizione : lo scientifico Ferraris e il classico Cairoli di Varese e il linguistico Rosetum di Besozzo. Per loro, si è trattato di accettare una rivoluzione di un modello di didattica già vincente ( « Lo dimostrano i risultati dei nostri studenti all’università» ha sottolineato il dirigente del Ferraris Carcano) per capire se, lo sviluppo di nuove tecniche di docenza, il progresso tecnologico ma anche, e soprattutto, la richiesta crescente di nuove “skill” a  livello lavorativo globale possano persino migliorare gli elevati standard raggiunti in questi anni.

« Il fulcro della scommessa sta proprio nella qualità che si raggiunge con un cambio metodologico – commenta il dirigente dell’Ufficio scolastico varesino Claudio Merletti – Innovare, rimodulare e stare al passo anche con le nuove scoperte della neuroscienza obbliga a mettersi sempre in gioco. Questa è la sfida che aspetta studenti, professori e dirigenti. È una sperimentazione che vuole vedere se ci sono spazi di crescita».

Il monte ore settimanale passerà da 27 a 36 ore al primo anno, un impegno che costringerà a rivedere il modello dello studio personale a casa sostituendolo con uno di equipe attraverso le sperimentazione del cooperative learning” e della “flipped class”. Tutte tecniche che chiedono innanzitutto lo stravolgimento dell’ambiente classe tradizionale: « Un grosso lavoro è stato riarredare le classi con la costruzione di isole di apprendimento – ha spiegato Salvatore Consolo dirigente del Cairoli – Poi i docenti hanno lavorato a nuovi modelli di valutazione che abbraccino sia le conoscenze sia le competenze da acquisire. Per latino e greco, per esempio, sarà adottato un sistema educativo che punti alla comunicazione riducendo l’utilizzo del vocabolario».

L’ambiente scolastico verrà rivisitato: non solo aula ma qualsiasi spazio adatto a sviluppare competenze: « Il nostro percorso quadriennale ha puntato molto sulle esperienze esterne alla scuola – ha spiegato la dirigente del Tosi Nadia Cattaneo – l’internazionalizzazione e l’alternanza scuola lavoro».

Novità, innovazione senza dimenticare, comunque, la conoscenza: « Si aggiunge, non si toglie – ha commentato il preside del Ferraris Giuseppe Carcano – L’introduzione del “debate”, per esempio, crea competenze nuove di grande valore. E poi l’introduzione della seconda lingua e il potenziamento del Clil».

Esperienze e stage all’estero curriculari e investimenti tecnologici saranno i punti di forza del linguistico Rosetum che vede il cambiamento come una spinta propulsiva per tutta la scuola: « C’è grande energia attorno al cambiamento – ha sottolineato la dirigente Eugenia Bolis – un entusiasmo che accomuna i docenti consapevoli della sfida che li attende».

Dopo cinque anni di sperimentazione anche il liceo Olga Fiorini di Busto Arsizio è più attento ad affinare il modello: « Occorre mettere a sistema le esperienze fatte fino a oggi – ha detto il direttore Luigi Iannotta – Il quadriennale è un percorso che richiede certamente impegno ma non si deve pensare che è solo per eccellenze. Tutti i ragazzi possono affrontare un percorso che ha molte innovazioni ».

Per questo primo anno di sperimentazione allargata nazionale, nelle 5 scuole, su sette che ne hanno fatto richiesta ( il prossimo anno partiranno anche l’Itpa Montale di Tradate e il liceo Sacro Cuore di Gallarate) , ci saranno circa 110 studenti alle prese con un percorso che, se sarà ritenuto valido, aprirà la strada a un cambiamento radicale della scuola italiana, che modificherà la didattica « senza perdere alcun professore, perché il modello richiederà anche più forza lavoro» precisano i dirigenti.

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Pubblicato il 10 settembre 2018
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