Soccorso alpino, la grande esercitazione in Val d’Ossola
Presenti diversi operatori lombardi che hanno partecipato a numerosi scenari, tra cui il soccorso in forra

Tempo di esercitazioni nelle valli varesine e piemontesi: dopo la due giorni sulla funicolare di Varese per testare la capacità di risposta ad un’emergenza sui vagoni con persone disabili, e all’intervento simulato sullo scalo di Malpensa a cui hanno partecipato oltre 300 figuranti, nei giorni scorsi il panorama dell’emergenza in montagna si è arricchito di un altro importante tassello.
Nei giorni di sabato e domenica si è svolta difatti in Val d’Ossola una esercitazione di Soccorso Alpino che ha visto la partecipazione di tecnici piemontesi, liguri e lombardi.
Le squadre presenti, composte di soccorritori specializzati nel soccorso in forra, si sono impegnate per risolvere problemi legati all’imprevedibilità dell’emergenza, per affrontare con sicurezza e rapidità situazioni tempo-dipendenti in condizioni di informazioni parziali.
Cosa significa operare con questi “fattori di disturbo” tra le mani?
Ce lo spiega l’organizzatore dell’evento, Direttore della Squadra Forre val d’Ossola Walter Cappai.
«In sostanza la conoscenza di tutte le tecniche sviluppate dalla Scuola Nazionale ci mette al riparo dalla difficoltà di doverci adattare in tempi rapidi a condizioni tipicamente dinamiche come quelle riscontrabili operando in forra. Ritrovarci tra tecnici appartenenti alla stessa struttura, ma senza una reciproca conoscenza, consente di uniformare le reazioni e apprendere ciascuno dagli altri strategie e comportamenti efficaci e vincenti».
Il primo giorno le squadre si sono impegnate per soccorrere due canyonisti in difficoltà nel torrente della val Moriana, in alta valle Anzasca. La simulazione ha prodotto l’evacuazione in barella di un soggetto traumatizzato e l’accompagnamento protetto del compagno in condizione di forte stress.
Il giorno successivo, in valle Vigezzo,con l’assistenza di personale medico del CNSAS, il focus si è spostato sulla gestione delle diverse traumatologie e l’utilizzo degli specifici presidi.
«Il risultato è stato ottimo, per l’impegno messo in campo da tutte le figure tecniche presenti, e per l’eccezionale ambiente delle valli Ossolane che si è confermato uno dei migliori terreni per la pratica del canyoning di tutta Europa», ha concluso Cappai.
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