Accam, prima assemblea dopo il terremoto giudiziario ancora a porte chiuse

I 27 soci hanno solo revocato le deleghe alla presidente ai domiciliari, per qualsiasi altra questione si è deciso di affrontarla dopo le elezioni e i problemi aumentano. Restano fuori consiglieri e un deputato

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Si è svolta questo pomeriggio, martedì 21 maggio, la prima assemblea dei soci di Accam, la società che gestisce (ma forse è meglio dire “dovrebbe”) i rifiuti dei 27 comuni soci, coinvolta nella maxi-inchiesta sulla corruzione e le collusioni tra ‘ndrangheta e politica della Procura di Milano. Nonostante l’arresto del presidente e di un membro del cda e l’avviso di garanzia nei confronti del direttore, ancora una volta l’assemblea si è svolta a porte chiuse e non solo per i giornalisti.

L’ennesima tegola, tanto grande da far sembrare gli altri problemi piccole schegge, è caduta sulla società e nemmeno questa volta si è giunti ad una decisione unanime. L’unica decisione presa è stata quella di revocare la delega di consigliere a Laura Bordonaro che si era dimessa solo dalla carica di presidente.

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Su tutte le altre questioni aperte ovvero, il nuovo amministratore delegato, la delicata questione dell’in house e l’approvazione del bilancio, non sono state prese decisioni e si è preferito rimandare tutto a dopo il 26 maggio; verrà convocata infatti una nuova assemblea che andrà a vuoto e una seconda convocazione per il 4 giugno, sperando che tutte le amministrazioni al voto, avranno per quella data un consiglio comunale e una giunta.

Rimane la situazione grave di una società che gestisce l’inceneritore che brucia i rifiuti di molti comuni della zona tra il basso Varesotto e l’Alto Milanese senza una guida senza un vero piano industriale se non quello frutto di accordi politici che era stato approvato nei mesi scorsi e senza una Guida una guida capace di gestire un inceneritore.

I tre membri del consiglio di amministrazione che si erano dimessi nei giorni scorsi, rimarranno in carica in proroga, almeno fino al 4 giugno. Successivamente almeno due di questi consiglieri rimarranno in carica ma dovrà essere nominato un terzo e tra questi trovare il presidente dell’assemblea.

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Da quanto dichiarato dal sindaco di Fagnano Olona Federico Simonelli e del collega di Gallarate Andrea Cassani,  non sarebbe stato fatto nessun nome durante l’assemblea ma l’indicazione prevalente sembra essere quella di un profilo tecnico. Ad ostacolare una soluzione facile ci sarebbe il grave fardello lasciato in eredità da anni di nomine politiche e uno stipendio risibile per l’impegno e il rischio richiesto (18 mila euro lordi l’anno).

Il deputato legnanese del Movimento 5 Stelle Riccardo Olgiati è rimasto (anche lui) all’esterno, insieme ad altri militanti pentastellati del territorio: «Oggi speravo di assistere ad un cambio di paradigma e un po’ di trasparenza. A quanto pare non è cambiato nulla e se questo è il nuovo corso siamo messi male. Ora bisogna individuare una figura tecnica e preparata tramite bandi pubblici trasparenti. In Accam è necessaria una guida esperta in tema di gestione dei rifiuti. Solo così si può ragionare su un nuovo piano che accompagni alla chiusura l’inceneritore ma con conti in ordine e avvii una riconversione seria».

Tra i presenti davanti ai cancelli dell’impianto di termovalorizzazione c’erano anche il consigliere comunale di Castellanza Michele Palazzo e l’ex-sindaco di Bollate Carlo Stelluti: «Difficile aspettarsi qualcosa di buono se il sistema continua a vivere anche dopo gli arresti. Ci vorrebbe una svolta rigorosa. Quando ero segretario della Cisl di Milano e i padroni non volevano ascoltare le nostre proteste, si scioperava fino a quando non cambiavano le cose» – ha commentato.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 21 maggio 2019
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