Tonetti parla, Paolo Orrigoni indagato

Svolta nell’indagine “Mensa dei poveri” che vede coinvolta Tigros. Orrigoni: "Apprendo dai giornali che sarei indagato. Sono sereno perché noi non abbiamo pagato nessuno per spostare il nostro supermercato di Gallarate"

Nuovo Tigros a Gerenano

L’indagine “Mensa dei poveri” prosegue e, dopo diversi interrogatori, i magistrati sono tornati sulla vicenda legata alla variante del Pgt di Gallarate che chiama in causa Paolo Orrigoni per una questione urbanistica. Tigros avrebbe voluto spostare un punto vendita da via Torino all’area di proprietà di Piero Enrico Tonetti.

Secondo quanto riportato dal Corriere della sera l’imprenditore sarebbe “indagato dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di corruzione”.

“Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia – commenta Orrigoni – e sto apprendendo le novità dalla stampa. Non ho niente da nascondere e sono sereno”.

Una informazione, secondo l’articolo del Corriere, che scaturirebbe dalle deposizioni rese al magistrato da parte di Piero Enrico Tonetti attualmente agli arresti domiciliari. Su questo punto c’è una posizione diversa, secondo quanto riportato dal suo avvocato Cesare Cicorella, perché il suo assistito avrebbe pagato i 50mila euro contestati alla società di ingegneria di Crescenti, giustificandolo come necessaria affinché si avviasse l’iter procedurale per la variante al Pgt ma avrebbe anche aggiunto che sapeva che quei soldi gli sarebbero tornati indietro da Orrigoni che aveva stipulato una sorta di accordo preliminare per la realizzazione del supermercato su metà dell’area in questione.

Secondo Tonetti non si tratterebbe di una tangente, ma di un incarico preciso in cambio di una prestazione. Resta da capire che tipo di accordo avesse preso Tonetti con l’imprenditore varesino e se lo stesso imprenditore potesse in qualche modo essere al corrente della dazione di danaro.

L’indagine ha molte pagine dedicate alla vicenda della variante del Pgt e vede coinvolti diversi soggetti a partire da Nino Caianiello e dall’assessore Petrone. Un ruolo chiave nella questione lo avrebbe svolto Alberto Bilardo, ex segretario cittadino di Forza Italia e tramite di Tonetti per arrivare alla variante del Pgt in comune.

“Il mio interesse per l’area di via Cadore, dove trasferire il nostro punto vendita di via Torino – spiega Paolo Orrigoni – nasce nel 2015 quando ho conosciuto Tonetti. Ne abbiamo iniziato a parlare e poi il 28 febbraio del 2018 abbiamo firmato un contratto preliminare di acquisto condizionato alla realizzazione della variante del Pgt. L’area del nostro progetto è circa la metà di quella interessata e per questo era necessario un piano complessivo. Noi non affidiamo a professionisti esterni i lavori perché siamo dotati di una nostra struttura. La riprova è il fatto che con loro avevamo avuto un incontro preliminare con il sindaco Cassani, l’assessore Petrone, Tonetti e il dirigente dell’urbanistica. Avevamo avuto rassicurazioni che l’operazione fosse possibile con una variante al Pgt che avrebbe previsto un semplice trasferimento del nostro supermercato. Oltretutto su quell’area era già presente in passato una attività commerciale”.

Orrigoni riflette sui passaggi successivi soprattutto per quel che riguarda il ruolo di Alberto Biliardo e altri possibili intermediari.

“Io Bilardo non lo conoscevo. Me ne parlò Tonetti per la prima volta nel dicembre del 2017 e poi me lo presentò un mese dopo. Da quel che potevo sapere lui si sarebbe occupato di tutta la pratica, anche perché il progetto lo avevano già predisposto i nostri architetti, come facciamo con i nostri supermercati. A Gallarate, Cardano al Campo, Cassano Magnago non abbiamo avuto nessun problema, perché noi non diamo consulenze di questo genere. Così abbiamo presentato un piano e uno studio di fattibilità in attesa delle decisioni dell’amministrazione”.

Sui vari passaggi per la variante del Pgt le indagini hanno sviluppato diverse operazioni da cui è emerso che Alberto Bilardo avrebbe dato un incarico fittizio “ad un professionista reperito da Mauro Tolbar. Si tratta, in particolare, di Alessandro CRESCENTI, legale rappresentante della E.S.T.R.O. INGEGNERIA S.r.l. di Milano”.

Queste consulenze sarebbe state pagate da Orrigoni per una cifra di 100mila euro. Su questo punto Orrigoni è categorico: “noi non abbiamo pagato nessuno”.

I magistrati nella ordinanza che ha portato all’arresto di numerosi soggetti concludevano che “la reale natura (corruttiva o di semplice corrispettivo professionale) di questa ulteriore  somma di denaro per complessivi 100.000 euro richiesta ad Orrigoni,  resta, allo stato delle indagini, dubbia. Il P.M. sul punto ha, condivisibilmente, scelto di non elevare alcuna formale contestazione, atteso il difetto di elementi corroboranti l’ipotesi appena formulata”.

Ora invece saremmo di fronte a una svolta che vedrebbe indagato anche Paolo Orrigoni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 maggio 2019
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