Studenti a scuola di antimafia

All'auditorium si è tenuto un incontro sul tema delle mafie al nord organizzato dalla Rete di cittadinanza di cui fanno parte le scuole di Leggiuno, Gemonio, Brebbia, Comerio, Besozzo e Casciago. Ospiti il magistrato Alberto Nobili e il giornalista Giovanni Tizian

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«È l’indifferenza e il silenzio delle persone perbene, cioè la maggioranza, che permette alle mafie di attecchire sui territori. Vi ringrazio per essere qui con la vostra attenzione, partecipazione ed educazione». Con queste parole Alberto Nobili (a sinistra nella foto), magistrato milanese che ha condotto le inchieste più importanti sulle ramificazioni della criminalità organizzata nel nord Italia, ha aperto il suo intervento all’auditorium della scuola media di Gavirate nell’incontro sul tema della presenza delle mafie al nord, organizzato dalla Rete di cittadinanza, di cui fanno parte gli istituti scolastici di Leggiuno, Gemonio, Brebbia, Comerio, BesozzoCasciago, e coordinato dalla professoressa Maria Chiara Minnella. 

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Sul palco per portare la sua testimonianza, insieme al magistrato milanese, c’era Giovanni Tizian (a destra nella foto), scrittore e giornalista del settimanale “L’Espresso”, che per molti anni ha vissuto sotto scorta a causa delle sue inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia. Una storia, quella di Tizian, segnata fin da bambino dall’uccisione del padre, un onesto funzionario di banca che non si voleva piegare al potere dei mafiosi, e per questo costretto a lasciare la Calabria.

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«Ricordatevi che non siete in una fiction» ha detto  il dirigente scolastico Ielmini. Una sollecitazione importante alla quale gli studenti di Brebbia hanno risposto con una realistica presentazione in powerpoint della presenza mafiosa al nord. Ricchezza diffusa, vicinanza con la Svizzera, presenza di un aeroporto internazionale, un sistema sviluppato di imprese e una massiccia emigrazione dal sud Italia sono alcuni dei principali fattori che hanno favorito l’esportazione del fenomeno criminoso in Lombardia, in particolare a Milano.

Sono stati gli stessi ragazzi, in rappresentanza dei sei istituti scolastici, a condurre l’intervista ai due ospiti con domande ben calibrate: come e perché si è sviluppata la mafia al nord, quanto conta la cultura nella lotta alla mafia, cosa significa vivere sotto scorta, quale può essere l’impegno del singolo in questa lotta e se un giorno, come disse il giudice Giovanni Falcone, le mafie saranno destinate a finire, come accade a tutte le cose umane.

«Le mafie, in particolare la ‘ndrangheta – ha spiegato Nobili – hanno prosperato in Lombardia perché qui potevano reinvestire i grandi capitali sporchi derivanti dal traffico di droga, eroina e cocaina, in svariate attività imprenditoriali. C’è una profonda differenza tra come la mafia si manifesta al sud, dove la sua presenza è palpabile e visibile, e come si presenta al nord, dove si infiltra nel tessuto economico. E quando la mafia tace c’è da preoccuparsi, vuol dire che gli affari vanno bene».

Interessante il rilievo del magistrato sulla definizione “cultura mafiosa“. «Non c’è niente di culturale nella mentalità del mafioso – ha spiegato Nobili – semmai c’è una sottocultura caratterizzata dalla rozzezza e dall’ignoranza che non riescono a camuffare nemmeno quando si mettono il doppiopetto e si iscrivono all’università».
Le parole in questo contesto sono importanti perché segnano una linea di confine netta tra legalità e illegalità. «Quando voi usate la parola “infame” nei confronti di un vostro compagno che non accetta l’omertà sull’ingiustizia – ha aggiunto Angela Lischetti, dell’Ufficio scolastico provinciale – ricordatevi che usate un linguaggio mafioso».

La storia di Giovanni Tizian ha colpito molto gli studenti della Rete di cittadinanza che sul palco hanno letto, con momenti di evidente emozione, alcuni passi dei suoi libri e delle sue inchieste giornalistiche. Il giornalista dell’Espresso nei suoi interventi è ritornato spesso sul tema della cultura. «La Mafia utilizza il sopruso e la violenza, tende a isolare le persone e per questo teme la partecipazione e l’impegno solidale – ha sottolineato Tizian – vorrei ricordare che il 9 maggio c’è stato l’anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato che nonostante fosse nato in una famiglia mafiosa ha avuto il coraggio di ribellarsi a quel sistema. Il suo è un esempio importante perché aveva capito che per combattere la mafia servono anche l’informazione, la cultura e l’ironia, armi che le organizzazioni mafiose temono molto. Non isolatevi, parlate tra di voi, informatevi e informate, confrontatevi e costituite una webradio per diffondere ad altri il vostro pensiero contro il sopruso e l’illegalità. E soprattutto  divertitevi perché insieme si è più forti».

Per anni sia Nobili che Tizian hanno vissuto sotto scorta, con le loro famiglie, perché entrati nel mirino degli ‘ndranghetisti. Entrambi hanno rivelato che in queste circostanze la paura è un sentimento molto umano. «Temevo soprattutto per quelli che mi stavano vicino» ha detto il giornalista. «Ho trasformato la mia paura in rabbia, intensificando la mia azione investigativa» ha aggiunto il magistrato.

I ragazzi sono stati i veri protagonisti di questa straordinaria lezione di antimafia. Superando una ragionevole timidezza, si sono messi in gioco con tutta la loro creatività e voglia di partecipazione che in alcuni momenti sono state davvero coinvolgenti. L’intero auditorium si è letteralmente acceso quando gli studenti di Casciago hanno intonato sul palco il rap della legalità e le note di “Pensa“, del cantautore Fabrizio Moro, hanno accompagnato i titoli di coda.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2019
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