Vento e grandine nelle valli del Verbano, danneggiati frutta e ortaggi
Particolarmente colpita l’area tra Gemonio e Laveno Mombello. Si gonfia il Lago Maggiore
L’ultimo colpo di coda del maltempo centra in pieno il settentrione lombardo e non risparmia il Varesotto: due notti di pioggia, grandine e precipitazioni violente hanno interessato il nord della Regione, proprio a partire dalla provincia prealpina, prima ad essere interessata dall’ondata di violente precipitazioni che si sono poi indirizzate a est, investendo il Comasco-Lecchese, la Bergamasca e provincia di Sondrio, dove Valle Spluga e Valchiavenna sono tuttora investite da frane e smottamenti.
Bombe di grandine hanno colpito a macchia di leopardo il territorio del settentrione lombardo, devastando le coltivazioni agricole come frumento, orzo, mais, zucchine, zucche, ortaggi a foglia, mentre negli alpeggi è andato distrutto il foraggio per le mucche che dovevano salire sui pascoli di montagna un po’ in tutta la Lombardia: nel Varesotto, i danni maggiori si concentrano nella zona tra Laveno e Gemonio, dove la grandine ha colpito gli alberi da frutto – come mele, pere o pesche – oltre ad alcune ortive e piccoli frutti. Nelle zone più interessate dalla bufera di vento e pioggia è andato allettato anche il fieno nei prati non ancora falciati.
Le intense precipitazioni, inoltre, hanno fatto innalzare il livello dei corsi d’acqua e gonfiato i grandi laghi verso valori massimi: il lago Maggiore, in particolare, marca un livello di riempimento pari 111%.
“In attesa del grande caldo, gli ultimi temporali aggravano il drammatico conto dei danni nelle campagne prealpine dove una pazza primavera rischia di farsi ricordare con un bilancio pesante, che si evidenza non solo per quanto riguarda le colture in campo, ma anche per la perdita del raccolto del miele di acacia, che ha provocato danni ingentissimi alle imprese” conclude il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.
Dall’inizio del 2019 – spiega Coldiretti Varese – in Italia sono state registrate ben 86 grandinate, più di una ogni due giorni, con un balzo del 48% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo i dati Eswd, la banca dai degli eventi estremi in Europa. Sono gli effetti di una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali e bombe d’acqua i cui effetti si fanno sempre più devastanti, specie in un’areale delicato come quello prealpino, dove l’aria calda della pianura incrocia quella fredda delle vicine Alpi, provocando rapide inversioni termiche che aumentano la violenza delle precipitazioni.
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