Renzo Dionigi si racconta: “Un libro per conoscermi meglio”

Venerdì 20 settembre, il professor Dionigi presenta "La corsia della memoria", la sua storia dall'arrivo negli Stati Uniti ai riconoscimenti mondiali

renzo dionigi

“La corsia della memoria” è il racconto di un uomo che non ha ancora smesso di imparare. La rilettura della sua vita “soprattutto per conoscermi meglio. Si viene sempre osservati da fuori ma è importante anche guardarsi dentro».

Il narratore è il padre dell’Università dell’Insubria di Varese, il professor Renzo Dionigi che ha portato nel mondo il nome della chirurgia varesina.

A distanza di 7 anni dal suo congedo dal mondo accademico e ospedaliero cittadino, si racconta in un libro di memorie che verrà presentato venerdì 20 settembre alle ore 17 nell’aula magna di via Ravasi a Varese. 

« È una narrazione particolare – spiega l’ex rettore – che prende il via dal momento di svolta della mia vita quando il mio direttore decise di mandarmi negli Stati Uniti per specializzarmi nella chirurgia dei trapianti. Un’occasione che ha cambiato il corso della mia vita professionale ma anche personale perché è stato proprio nella sala chirurgica dell’ospedale di Cincinnati che ho conosciuto mia moglie, Janet Mary Hesselbrock, a cui dedico questo libro».

Si tratta di un insieme di memorie in ordine sparso, seguendo il filo della sua emozione : « La mia vita da bambino e fanciullo trova posto successivamente, nel racconto che feci alla mia futura sposa la sera dell’Allunaggio. Eravamo insieme e aspettavamo che l’uomo mettesse il piede sulla Luna. Nell’attesa, Janet mi chiese di raccontarle chi fossi. Così ricordo mio padre, uomo di grande intelligenza ma di umili origini che mi permise di avere un’istruzione. Erano anni di grande fervore culturale, nel dopo guerra. Frequentando il liceo Carducci ebbi la fortuna di conoscere il filosofo Enzo Paci. Nel suo salotto incontrai l’intellighenzia milanese: un gruppo di letterati e filosofi che plasmò la mia mente ancora oggi alla ricerca di informazioni e conoscenza».

A instillare al bambino Renzo la voglia di aiutare il prossimo fu il movimento scoutista: « Con i miei coetanei amavo giocare in strada. Ma erano giochi pericolosi perché andavamo a caccia di bombe inesplose. Mio padre mi tolse dalla strada e mi iscrisse agli scout. Un’esperienza che ho condiviso fino a 27 anni quando partii per gli Stati Uniti. Fu proprio quell’ambiente a farmi capire lo spirito di servizio verso gli altri, un sentimento che ha trovato consistenza quando mio padre si ammalò e venne salvato da un chirurgo. In quel momento capii la strada da scegliere».

Gli studi a Pavia, la parentesi americana quindi il ritorno e la decisione di spostarsi a Varese: « A Pavia eravamo in troppi e così il mio maestro professor Campani decise di chiedere al rettore nuove possibilità. Fu così che arrivai a Varese, a colloquio con il Cavalier Trombetta allora presidente dell’ospedale Varesino. Io arrivai con il mio abito migliore, il mio curriculum dettagliato. Il cavaliere, dopo avermi squadrato girandomi attorno mi disse: «“ Ma ti, Dionigi, te séé bòn da upera?”. Fu così l’inizio di questa avventura, molto complicata all’inizio per il clima di diffidenza che mi accolse e poi via via più entusiasmante per i risultati conseguiti. Io avevo un solo obiettivo: dare ai varesini una valida alternativa per non andare più a Milano. Ho operato tantissimi personaggi del mondo della politica, dello spettacolo, dello sport. Il nome della chirurgia varesina si è fatto strada nel mondo e così la scuola che ho fondato. Sono stato il primo in Italia a effettuare l’autotrapianto di fegato. Ho avuto molte soddisfazioni, riconoscimenti, occasioni. Ma una cosa ho sempre insegnato ai miei allievi: mai gioire troppo di un successo chirurgico. L’umiltà è la chiave per continuare a migliorare se stessi».

Membro onorari di tre prestigiose società chirurgiche internazionali, il professor Dionigi ha riposto gli strumenti chirurgici 7 anni fa. Ha tolto il camice per coltivare le sue tante passioni: « Sono curioso e appassionato di arte, ma anche di natura e di fotografia. Studio ancora tanto, per mio piacere personale ma anche per proseguire la mia produzione letteraria. Ora mi occupo di arte».

Le sue giornate sono intense ma: « La chirurgia mi manca tantissimo. La sogno ancora di notte».

La sua vita presente passata e futura verrà svelata venerdì 20 settembre, in un incontro nell’aula magna dell’Università dell’Insubria alle ore 17.  A presiedere l’incontro il rettore Angelo Tagliabue. Ospiti illustri il professor Giuseppe Armocida, storico della medicina, il professor Angelo Stella dell’Accademia della Crusca, il chirurgo Franco Mosca padre della chirurgia robotica e la professoressa Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aerospaziale del Politecnico di Milano.

« Io spero di vedere tanti giovani per poter trasmettere loro l’amore per la lettura. Il mio invito è quello di prendere un libro e iniziare a sfogliarlo. Scopriranno un mondo bellissimo, profumi diversi e sensazioni inedite».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2019
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