“La trattativa Whirlpool è una partita al buio”

Continua la protesta allo stabilimento di Cassinetta. Alla manifestazione nazionale del 4 ottobre saranno presenti anche i lavoratori della Embraco di Torino

Fin dalle cinque di mattina, lavoratori, delegati sindacali e i segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm hanno presidiato i cancelli della Whirlpool a Cassinetta di Biandronno. Ieri, non è entrato nessuno, nemmeno gli impiegati. Solo le ditte esterne che dovevano fare la manutenzione straordinaria e gli interventi sugli impianti.

Sono giorni di grande tensione perché l’incertezza sul destino della presenza della multinazionale americana in Italia si arricchisce di giorno in giorno di nuovi elementi. Che non sia una vertenza come tutte le altre, la rsu lo va dicendo da tempo. Chiara Cola (Uilm), Matteo Berardi (Fiom) e Tiziano Franceschetti (Fim Cisl) sono sempre in prima fila, sono loro che da settimane danno vita ad assemblee straordinarie e a confronti con i lavoratori, consapevoli dell’importanza simbolica che ha Cassinetta di Biandronno per tutto il gruppo industriale. Agiscono in nome di un’unità sindacale che non ha mai avuto tentennamenti, soprattutto quando è apparso chiaro che Whirlpool Emea non era più un interlocutore, nonostante apparisse come tale. (nella foto, da sinistra: Berardi, Cola e Franceschetti)

«È una partita al buio – spiega Berardi -. Non è la classica vertenza che come segreteria della rsu siamo abituati a vedere, penso alle reindustrializzazioni di Calw, Trento, Schorndorf (Germania) e Norrköping (Svezia). In quei casi l’azienda ci ha fatto capire con chiarezza chi arrivava dopo e cosa sarebbe successo. In questo caso no, non c’è un gruppo dirigente che ti dà spazio di trattativa e tantomeno informazioni per trattare, ma comunica delle cose al ministero per poi sconfessarle sui media. È un’azienda sul piano sindacale inaffidabile perché non ci fa capire nulla. È meglio aver di fronte il peggior padrone, pur cattivo, ma con cui poter discutere. Noi oggi non abbiamo di fronte nessun interlocutore se non una comunicazione che arriva da Oltreoceano in cui si dice Napoli si vende e rimette in discussione tutto il piano industriale».

Qualunque sia la posizione della multinazionale l’effetto di questa indeterminatezza è la pressione psicologica subita dai lavoratori, piuttosto evidente nelle dichiarazioni rilasciate durante la manifestazione di martedì scorso. Soprattutto tra quelli che cinque anni fa lasciarono gli stabilimenti di Carinaro (Caserta) e Napoli per trasferirsi a lavorare a Cassinetta. «La preoccupazione che c’è tra i lavoratori – aggiunge Chiara Cola –  è il risultato delle difficoltà che attraversano i colleghi di Napoli, Siena e Melano, e anche del clima di incertezza che si respira in fabbrica. È logico che tutto questo faccia pensare a una strategia dell’azienda verso un disimpegno dall’Italia. Le nostre iniziative mirano ad alzare l’attenzione a tutti i livelli, dai lavoratori al governo, perché spesso gli accordi con le multinazionali coinvolgono il ministero dello Sviluppo economico e il sistema Paese. La logica del “resto qui fino a quando mi conviene” non è accettabile».

Alla manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma a livello di gruppo parteciperanno anche i lavoratori della Embraco, che faceva capo a Whirlpool corporation, cioè gli americani. Per l’azienda torinese fino ad ora non c’è stata alcuna reindustrializzazione e i 413 lavoratori sono ancora senza lavoro. «Il caso Embraco ha un valore importante  per noi – sottolinea Tiziano Franceschetti – in quanto testimonia il fatto che le recenti reindustrializzazioni non hanno funzionato. I nuovi piani per riconvertire gli stabilimenti in Italia, vedi Carinaro e ora, da quanto apprendiamo dai giornali, anche Napoli, non sono così solidi, anzi. E alla fine quelli che rimangono con il cerino in mano bruciato sono sempre i lavoratori. La nostra sfiducia non è preconcetta ma nasce dall’esperienza già vissuta. Il compratore che Whirlpool ha presentato pochi giorni fa, ha espresso forti dubbi sul fatto che lo stabilimento di Napoli possa essere riconvertito, alimentando ulteriormente i nostri dubbi su questa operazione».

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di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 26 settembre 2019
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