“L’amore per amare deve essere libero di tornare ad amare”. Parola di Dino Azzalin

Nel suo primo romanzo, "Una lunga Giornata" (Edizioni Es), l'autore indaga il lato più oscuro del sentimento

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Questo primo romanzo di Dino Azzalin non sfugge dalla sua matrice poetica, la sintassi della narrazione apre un vasto campo e nel farlo mette in primo piano tutta la sua conoscenza umanistica-esistenziale, ne dà la misura, l’universalità della dimensione umana, la fragilità dei rapporti, la pienezza e la leggerezza degli incontri, il ritmo dell’agire quotidiano; un modo narrativo che si fa serbatoio di una prosa immaginifica, inventiva, lontana dai modi un po’ “scontati” della descrizione in prosa.

Il filo narrante del libro è il legame amoroso, il desiderio amoroso, attraversato e accompagnato da una capacità descrittiva che non tralascia niente della modalità dei rapporti e dei desideri che non dimentica le dinamiche degli incontri nel quotidiano. In una dimensione amorosa che è la dimensione della carne, perché è lì che il desiderio si materializza, diventa prassi. Una modalità di vita vissuta al di là di ogni freno inibitorio, al di fuori da ogni senso di colpa o di rimorso. Gesti e azioni vissuti nella più totale indipendenza, nella personale consapevolezza di mantenersi, anche nella coppia, liberi, perché “l’amore per amare deve essere libero di tornare ad amare” (pg.69).

La storia di Philippe compagno un po’ libertino di Ruxana, madre della giovane Doris, improvvisamente scomparsa è tutta qui. In un intreccio di vicende umane costruite a partire dall’indagine di un Ispettore di polizia che nell’approfondire ricerche attorno alla sparizione della fanciulla ripercorre il vissuto, le situazioni, l’ambiente dei personaggi che animano e costruiscono il romanzo. Philippe, principale protagonista del racconto è da subito individuato quale potenziale colpevole del possibile rapimento, della scomparsa. Il gioco narrativo è ambientato tra le due sponde del lago, nella famigliarità dei luoghi visibili e appartati, notturni e quotidiani e si muove a monte della complessità del vivere dei personaggi, ma è anche memoria d’altri luoghi, d’altre storie, d’altri sentimenti.

In questa trama si snodano le diverse vicende del romanzo, pagina dopo pagina, aprendo un’ampia riflessione sui temi della vita, sulle dinamiche dell’esistenza, sulla gestione dei propri ruoli nei momenti più nitidi o in quelli più esposti, in un sottile gioco amoroso che non dà tregua e costantemente si muta, anche in tensioni appassionate e poco convenzionali, più forti, comunque, di qualsiasi blocco psicologico che la diversità d’età o lo status possano creare poiché l’amore “si nutre dello stesso amore che porta verso l’estremo, si rimane incompleti, pronti per una nuova ricerca, per un’altra pietanza, che sazierà per poco e poi la fame ricomincerà” (pag.96).

Le diverse vicende umane scorrono così via liquide, senza alcuna ostentazione, grazie ad una capacità narrativa naturale, affabulatoria, intrigante, in grado di dare unità anche alla dimensione più faticosamente legata al desiderio sessuale, capace di legare le diverse introspezioni dei personaggi al mondo esterno con cui convivono, perché da sempre, ogni nostra esperienza, è bisogno di un contatto con l’altro, è la più che naturale esigenza per poter sfuggire ai tormenti, alle solitudini, ai deserti del quotidiano, nel tentativo di donare alla vita un senso, una ragionevolezza, una possibilità, che è una maniera di esorcizzare costantemente e continuamente la paura del morire che ci affianca, quotidianamente.

DINO AZZALIN
Una lunga Giornata
Edizioni – ES
Milano

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Pubblicato il 09 settembre 2019
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