Residenze diffuse per rendere Varese città universitaria

Campus o alberghi decentrati non sono la soluzione per gli studenti. L'Università chiede spazi in città. E il Comune propone Biumo

Dentro Biumo con Stefano Angei

Un piccolo ateneo sempre più attrattivo. Una città capace di accogliere senza fagocitare. Cosa manca? Una dimensione una po’ più studentesca e …amica.

L’ultimo bando dell’ateneo cittadino per reclutare alloggi è andato pressoché deserto. 

Così, Comune di Varese e Università dell’Insubria hanno iniziato a studiare il domani: « Nel mio mandato ci sono i giovani – commenta l’assessore Francesca Strazzi – e io voglio creare spazi di aggregazione e situazioni che li attirino. La presenza dell’ateneo è una bella occasione per dare alla nostra città anche questa vocazione».

Da una parte la richiesta in aumento di alloggi in affitto da parte di studenti ma anche professori, ricercatori, specializzandi, universitari in visita; dall’altro un Comune con una dotazione immobiliare inutilizzata abbastanza cospicua: « Abbiamo iniziato a ragionare con il Comune per la trasformazione di questi locali in offerta universitaria – rileva il Rettore dell’Insubria Angelo Tagliabue – È questa la via più economica, immediata e vantaggiosa per rispondere alla domanda di edilizia studentesca».

Nelle scorse settimane, quindi, è partita la “caccia” all’appartamento. Il primo quartiere individuato è quello di Biumo Inferiore: « È una zona perfetta – spiega l’assessore Strazzi – qui il Comune ha alcuni appartamenti sfitti perché costruiti secondo logiche ormai superate. Sono nella parte storica della castellanza, la più bohémienne. Vicina al centro e ben servita. La soluzione ideale».

Gli uffici dei due enti hanno iniziato a studiare le possibili formule di questa residenzialità studentesca diffusa in città: « Il Comune non ha i mezzi per accollarsi le spese di sistemazione degli appartamenti. Tantomeno può occuparsi di gestire gli affitti. Per questo stiamo valutando diverse opzioni sul campo. Sarebbe una soluzione ideale,  favorevole a entrambi perché risponderebbe al bisogno di rilancio di zone che, in questo momento, sono un po’ sottotono. Portare i giovani, magari anche con le famiglie, darebbe davvero un nuovo volto alla città».

« I campus fuori dalla città non sono una soluzione valida – afferma Tagliabue – ben vengano questi progetti con l’idea di creare una “smart city” accogliente e funzionale. Il futuro è la conversione dell’esistente per portare l’università dentro la città. C’è anche un interesse crescente anche da parte del privato che investe sulla residenza universitaria, magari meno redditizia sul momento, ma sicuramente sicura nel tempo».

Sopralluoghi sono in programma anche nelle prossime settimane e in differenti zone della città: « Intanto domani Comune e ateneo incontreranno la Cooperativa di Bosto che ha uno stabile vicino a via Ravasi – spiega Francesca Strazzi – il dialogo è già avviato. In questa trattativa il Comune entra come facilitatore perché a fronte di prezzi calmierati per gli studenti verranno riconosciute agevolazioni e detrazioni sulle tasse comunali».

A vent’anni dalla sua costituzione, l’università varesina chiede spazio in città. E Varese si fa trovare preparata.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 03 settembre 2019
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