Clima, futuro e responsabilità dei media

Nella straordinaria cornice del Teatro Comunale si è tenuto l’incontro conclusivo del festival, incentrato sul cambiamento climatico

Avarie

Nella straordinaria cornice del Teatro Comunale di Ferrara si è tenuto l’incontro conclusivo del festival, incentrato sulla tematica forse più sentita al giorno d’oggi, quella del cambiamento climatico, di come i media si rapportano alla problematica e dello “scontro di generazioni” che ha suscitato.

“Noi ci saremo” è un titolo che sintetizza bene quest’ultimo punto, e i due classe 2000 sul palco sono la testimonianza vivente delle critiche e delle richieste che i giovani, a livello globale, portano alla classe politica: una è Daze Aghaji, del collettivo londinese Extinction Rebellion (e più giovane candidata al parlamento inglese della storia), l’altro è Alexander Fiorentini, giovane di Forlì attivista del movimento Fridays for Future.

Con loro c’è anche il trentenne olandese Jaap Tielbeke, giornalista di Die Groene Amntserdammer. Insieme hanno cercato di rispondere alle domande del moderatore Mario Sinibaldi, per tracciare una storia del movimento ambientalista che intrecci esperienze locali e sentori globali.

«La mia personale presa di coscienza l’ho avuta a sedici anni – racconta Aghaji – quando per la prima volta con i miei genitori visitai Londra. Rimasi scandalizzata dallo spreco di risorse, umane e materiali, con cui la città cercava di far fronte al problema delle emissioni, mi sono chiesta: è questo il mondo in cui voglio vivere? Extinction Rebellion è un movimento molto diverso da quello a cui siamo abituati, e lo sciopero di aprile, dove riuscimmo a bloccare Londra per un giorno, ritrae bene lo scopo che ci siamo dati: far sentire sulla pelle delle persone che il cambiamento climatico è un problema sentito, diffuso, e che le preoccupazioni dei giovani erano e sono in grado di scendere in piazza per reclamare un mondo diverso».

Un po’ diversa invece la storia di Fiorentini, che sin dalla seconda superiore sentiva una
vocazione politica, ma, per sua ammissione, non era in grado di darle un senso e agiva senza
riflettere fino in fondo sulle battaglie che portava avanti: «Mi sono reso conto che studiare e capire i processi in corso nel mondo fosse essenziale perché, anche in una realtà piccola come Forlì, si potesse davvero contribuire a cambiare i comportamenti delle persone. Oggi posso dire di aver portato 500 persone della mia città il 27 settembre scorso, un risultato che mai ci saremmo aspettati viste le premesse. La critica che spesso si fa a Greta Thunberg è quella di non essere una scienziata: vi dirò, lei, come noi, non lo vuole essere. Non pensiamo di sostituirci agli studiosi, siamo un movimento di presa di coscienza, di sensibilizzazione. I politici o gli adulti che ci scherniscono, o non vogliono capire o hanno paura dell’effetto che questo movimento senza precedenti sta creando. Noi siamo però il presente e il futuro di un mondo più sano, aderente al contempo ai bisogni della società e del pianeta».

Infine, Tielbeke racconta delle grandi ipocrisie del sistema di informazione sul cambiamento climatico: «In ossequio ad una sorta di valore pluralista, i giornali e le televisioni danno lo stesso risalto agli attivisti e ai negazionisti. Questo è un grande problema di rappresentanza, perché fa passare l’idea che nella comunità scientifica ci sia ancora in corso un dibatto sull’esistenza delle conseguenze dell’azione umana sulla Terra. Non è così, e finalmente le recenti manifestazioni hanno rotto questa dialettica: i giovani sono pronti a prendersi il proprio futuro, a combattere perché esso sia più equilibrato, anche a costa di affrontare battaglie più grandi di loro».

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Pubblicato il 07 ottobre 2019
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