“La sinistra ha vissuto troppe scissioni. È tempo di restare uniti”. Parla Anna Zambon

La consigliera Anna Zambon ha confermato il suo impegno nel PD, criticando la scelta di Renzi. E sul nuovo governo è fiduciosa: “L’ambiente deve essere una priorità”

Anna Zambon

“Fatico a considerare la decisione di Matteo Renzi di lasciare il PD una scelta dettata da una sua visione del paese. Mi sembra dettata invece dalla sua personalità, da un calcolo politico. Sono ottimista sul nuovo governo, ma su alcune cose rimango perplessa: il taglio dei parlamentari, allo stato attuale, è solo demagogia”. La consigliera di Gallarate Anna Zambon non ha preso bene la decisione di Renzi di fondare Italia Viva. Sostenitrice dell’ex premier in tutte le primarie (tranne l’ultima, in cui ha appoggiato Zingaretti al posto di Giachetti, più vicino all’ala renziana), non ha apprezzato la piega personalistica che ha preso il percorso dell’ex premier. A partire dal 4 dicembre 2016.

Nell’intervista che ci ha concesso ha parlato a tutto tondo: del nuovo governo, il ruolo del PD al suo interno, il taglio dei parlamentari, le iniziative sull’ambiente e il futuro di Gallarate nella lotta al riscaldamento globale, dopo che la sua mozione per la dichiarazione d’emergenza climatica è passata in consiglio (seppur con un emendamento al testo originale firmato dalla maggioranza).

Nel complesso in provincia il PD si è dimostrato compatto: finora, solo il consigliere comunale di Varese Agostino de Troia ha aderito a Italia Viva. Anche tu rimani nel PD? Cosa ne pensi della nuova formazione di Matteo Renzi?

Rimango convintamente nel partito, io come tutto il gruppo consiliare. La decisione di Renzi è stata dettata dalla sua personalità, senza valutare gli effetti sul centrosinistra e sul paese. La sua è una scelta che danneggia la sinistra tutta, a partire dai militanti: ho parlato con tanti di loro, e la maggior parte  è profondamente delusa. La sinistra italiana è un mondo già frammentato; l’ennesima scissione non fa che peggiorare le cose. Renzi, che ho sostenuto in passato, dal 4 dicembre 2016 ha avuto un declino incredibile. Dalla sconfitta del referendum in poi, ha pensato unicamente a come rimanere rilevante sulla scena politica. Dopo le elezioni del 4 marzo, andò in tv da Fazio a dire che non avrebbe mai appoggiato un governo con i Cinque Stelle. E ad agosto, probabilmente dopo un suo calcolo opportunistico, ha valutato che fosse meglio fare un governo con il Movimento, per poi fondare un suo partito.

Ti convince il nuovo governo?

Sì, sono abbastanza fiduciosa. Sta facendo alcune cose buone, altre meno. Ne dico una: il taglio dei parlamentari. È una sparata demagogica. Spero che, come ha detto il capogruppo dem Graziano Delrio, venga inserita in un quadro più ampio, con una riforma costituzionale strutturata. Altrimenti, così com’è, non sono assolutamente d’accordo. Ma ci sono altri aspetti che mi fanno ben sperare: il disinnesco delle clausole IVA, ad esempio, era fondamentale.

Il governo potrà durare a lungo, o è destinato a morire a breve?

Penso che possa arrivare a fine legislatura. Come ho detto, evitare che scattassero le clausole IVA era la prima cosa da fare; dopodiché le tensioni dovrebbero allentarsi. Anche su questo punto, tra l’altro, si è notata una certa incoerenza di Renzi: fu il primo ad appoggiare un nuovo governo per disinnescare le clausole, ma adesso è quello che sta ostacolando di più la manovra.
Per il Partito Democratico è importante non cedere su immigrazione e ambiente.

Tu sei molto attenta alle tematiche ambientali. Il governo Conte II si interessa a sufficienza del tema? Cosa potrebbe fare in più?

Come prima cosa ha confermato il ministro Sergio Costa all’ambiente, che mi sembra una buona scelta. L’anno scorso accolse i ragazzi del Fridays for future per ascoltarli e creare un tavolo di lavoro comune. Speravo, inizialmente, che il ministero andasse a Liberi e Uguali, che sui temi ambientali punta molto, ma va bene così.  Sono soddisfatta delle proposte PD, come il Green new deal (il piano drastico per la lotta al cambiamento climatico evocato per la prima volta dalla deputata americana Alexandra Ocasio-Cortéz, ndr). Anche i finanziamenti in tal senso sono cospicui; purtroppo non siamo al livello dei paesi del Nord, come la Germania che ha appena varato un piano pluriennale di decine di miliardi (le stime, per ora poco chiare, parlano di cifre tra i 50 e i 100 miliardi, ndr). Ma sono comunque passi in avanti.

Una proposta che mi sento di avanzare per la lotta al cambiamento climatico è nel campo dell’istruzione: si dovrebbe rendere obbligatorio nelle scuole il corso all’educazione ambientale, oltre che civica. Bisogna educare gli studenti al rispetto dell’ambiente e alle buone pratiche in tal senso.

Hai portato in consiglio comunale una mozione per dichiarare l’emergenza climatica. Cosa potrà portare in concreto?

Si tratta di una misura non vincolante, che sta girando in diverse amministrazioni tramite il PD. Prevede l’impegno, da parte del comune, di dichiarare l’emergenza climatica e provvedere con interventi concreti nei campi di competenza comunale. Come l’urbanistica: si può intervenire agevolando la mobilità dolce, per esempio premiando chi va al lavoro a piedi o in bici. O intervenendo sull’efficientamento energetico.

Credi che ci potrà essere collaborazione tra maggioranza e opposizione?

La mozione è passata in consiglio, ma con un emendamento della maggioranza che di fatto annulla il comma sulla dichiarazione di emergenza. Noi l’abbiamo accettato pur di far passare la mozione, che in ogni caso la giunta dovrà tenere in considerazione. Mi spiace che il dibattito in consiglio sulla mozione sia stato decisamente scarno; il tema è divisivo perché è considerato troppo politicizzato. In ogni caso, rimaniamo soddisfatti: spero che la maggioranza si impegni in tal senso. Non solo con azioni piccole, come partecipare agli eventi delle associazioni di categoria – che comunque va bene – ma anche con provvedimenti più consistenti.

 

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 10 ottobre 2019
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