Dalle stanze del potere al monastero benedettino

Claudio Bollentini, intervistato da Valentina Bolis, ha presentato il suo nuovo libro "Spin doctor - L’ingenuità perduta" per Macchione editore. Una storia romanzata della politica degli anni Novanta

Generico 2018

“Vale sempre la pena impegnarsi e mettersi in politica con passione. Per chi invece volesse fare comunicazione è bene si sappia che è un settore importante e strategico, ma non è un lavoro facile e richiede tanto impegno”.

Sabato pomeriggio Claudio Bollentini ha presentato il suo nuovo libro “Spin doctor. L’ingenuità perduta” per la Macchione Editore nell’Auditorium di Cairate. Con lui una figura che se ne intende di quel lavoro: Valentina Bolis, ex portavoce di Raffaele Cattaneo e oggi responsabile della comunicazione di una importante azienda multinazionale con sede in Lombardia.

Un incontro che quarant’anni fa non sarebbe potuto esistere perché la figura dello spin doctor nasce negli anni Ottanta e diventa così nota con Tony Blair. Un ruolo delicato, abituato per lungo tempo a restare in ombra per far emergere pubblicamente il politico. È uno dei simboli del cambiamento del mondo della comunicazione e della politica.

L’autore arriva alla pubblicazione del libro dopo tante esperienze sul campo, ma la scrittura segue una scelta forte. “Alla fine del 2017 ho deciso di prendermi un anno per riordinare le idee. Poi sono diventati due. Staccare l’ho trovato fondamentale perché questa vita riempie molto, ma per riuscire a vivere il cambiamento vanno concessi spazi”.

Bollentini ha così scelto di andare a vivere un periodo di silenzio e meditazione nella comunità benedettina della Novalese. Da lì è nato un suo primo libro e di seguito questo nuovo lavoro.

Il libro è da una parte un romanzo di formazione anche con storie singolari rispetto all’attività pubblica ambientato negli anni Novanta, e dall’altro una sorta di manuale per chi volesse fare comunicazione politica.

“La parte storico politica – ha spiegato l’autore – è importante con fatti reali e persone romanzate. Sono situazioni conosciute e che ho vissuto direttamente. Fare tutto il libro così mi sembrava limitato. Volevo raccontare a chi si voleva avvicinare al lavoro di comunicazione politica cosa avrebbe trovato.
La figura dello spin doctor è cambiata. Nel libro questo ruolo viveva giorno dopo giorno e non era chiaro il motivo per cui fosse lì di fianco al politico. Era un lavoro dietro le quinte, fuori dalla ribalta. Oggi è una figura che assume una posizione chiave e anche visibile. Un esempio preciso è Luca Morisi che ha portato un partito a raddoppiare il proprio consenso”.

L’incontro, organizzato dal Comune di Cairate con la presenza tra gli altri di Anna Pugliese, Assessore al Bilancio, Tributi, Cultura e Pubblica istruzione e Cristina Luoni, Consigliera con Delega al Turismo e Monastero, è entrato in diversi temi legati alla comunicazione e alla vita pubblica.

“In politica – ha raccontato Bollentini – non è ammessa l’ingenuità, perché un conto sono le idee e un conto i fatti. Lo si impara lungo la strada e fare lo spin doctor porta a un certo disincanto”.

Ma quanto e come è cambiata questa professione? Ha chiesto Valentina Bolis?

“I leader negli anni Novanta erano scafatissimi e davano suggerimenti importanti. Uno era quello di darsi un limite e non volere vedere tutto. Questo mi è rimasto molto impresso. I leader di quell’epoca selezionavano le persone con molta cura. Oggi gli staff, a parte alcuni che sono geniali, sono composti un po’ a caso. Figure arrivate per fedeltà o appartenenza ma che non arrivano con esperienza. I leader oggi sono di plastica anche se il problema serio è etico”.

Tra le pagine del libro, oltre al racconto storico, c’è qualche passaggio da manuale, come nella citazione del decalogo di Chomsky che a detta dell’autore resta il più valido per chi voglia impegnarsi.

Sempre lui dà un consiglio sul suo lavoro ultimo: “È un libro di nicchia da leggere però in un fiato e solo dopo da ragionare”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2019
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