La Resistenza a Busto e in montagna, il racconto di ieri da trasmettere oggi

Nuovo allestimento per museo e archivio del Raggruppamento Di Dio, l’associazione dei partigiani “azzurri”, che oggi collabora anche con Anpi per la memoria della lotta di Liberazione

resistenza museo busto arsizio

C’erano quelli che da Busto salivano in montagna, quelli che combattevano nelle campagne di pianura, chi affrontava la cospirazione in città. È la storia dei partigiani “azzurri” della zona di Busto, raccontata anche da reperti, fotografie e documenti originali custoditi nella sede del Raggruppamento Divisioni Alfredo Di Dio, a Villa Tovaglieri.

L’allestimento è stato rinnovato di recente e presentato sabato 14 dicembre. «Abbiamo ottenuto un finanziamento nazionale per il rifacimento degli spazi», spiega Gianni Mainini, presidente della associazione Raggruppamento Divisioni Di Dio e membro del direttivo federale della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), che riunisce le associazioni, ognuna con la sua autonomia e la sua storia, eredi di formazioni partigiane di tendenza moderata, per lo più cattoliche (oltre alle Divisioni Di Dio si possono citare le Fiamme Verdi nella Bergamasca e nel Bresciano o la Osoppo in Friuli).

Nella sede sono esposti manifesti originali, documenti, plastici, divise, i resti di alcuni moschetti ritrovati in una baita in Valdossola. “Gli amici del museo di Ornavasso (altra sede del Raggruppamento, ndr) ci forniranno un altro moschetto, ritrovato di recente e che è stato consegnato ai carabinieri per essere disattivato”.
Nella sede di villa Tovaglieri è esposto anche un nuovo gonfalone, realizzato dal figlio di un partigiano ossolano: quello originale di Busto è stato ceduto al museo di Ornavasso.

I partigiani delle Divisioni Di Dio hanno combattuto infatti soprattutto in due territori: da un lato le montagne dell’Ossola e il Mottarone, dall’altro il territorio di pianura dell’Alto Milanese, tra Busto, il Castanese, Inveruno (la Resistenza “azzurra” mise poi radici anche nella Bassa Bergamasca).

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I pezzi metallici di alcun moschetti 1938 ritrovati dopo decenni

Alla presentazione della nuova sistemazione degli spazi sono intervenuti anche rappresentanti delle sezioni Anpi della zona. «Sono molto contento che le nostre due associazioni, partite insieme nella Resistenza, divise dal momento politico del momento e dalle particolari condizioni del 1948, si sono nel tempo riavvicinate» ha detto Liberto Losa, dell’Anpi Busto Arsizio. «Fivl e Anpi hanno una matrice di ideali comune e riescono a lavorare insieme, aggregano anche altri. Ne è nato percorso coerente con la visione del senatore Gian Pietro Rossi, che si era fatto portatore dell’idea di una federazione tra le associazioni partigiane».

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L’intervento di Gianni Mainini

Va sottolineato che, al di là dei reperti, la sede del Raggruppamento conserva anche importanti documenti originali che, al pari delle risorse disponibili online sul sito museopartigiano.it, sono preziosi per gli studiosi. «Vorrei da oggi invitare stabilmente le scuole per raccontare la Resistenza nel nostro territorio” ha continuato Mainini. Una prospettiva tanto più necessaria oggi in cui diventa più urgente trasmettere una memoria e una rappresentazione reale della Resistenza, in tempi in cui si arrivano a negare o minimizzare i fondamenti antifascisti della Repubblica. Anche in questo senso la Fivl vorrebbe che la storia della Resistenza confluisca come “parte importante del progetto della Casa del Novecento di Busto», ha ricordato Valerio Mariani.

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Particolare di una vetrina che custodisce divise, un elmetto della polizia partigiana, timbri per documenti

Nel corso dell’incontro è stato fatto sono ai partecipanti anche del libro di Antonella Rabolini ed Ernesto Speroni dedicato agli “Internati militari italiani” originari di Busto, i soldati che furono deportati in Germania e che soffrirono per due anni pur di non servire le armi dell’illegittimo esercito fascista della Repubblica Sociale.

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Pubblicato il 14 dicembre 2019
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