Invidia (M5s): “Chiudete il confine”

La proposta è del deputato del M5S. Per i lavoratori smart working, cassa integrazione straordinaria e permesso di lavoro solo per il personale medico

Lavena Ponte Tresa Dogana

«Dopo le dichiarazioni di Conte, che si potrebbe considerare la chiusura completa del confine, visto come stanno le cose, credo che sia la cosa migliore da farsi». È questa la posizione del deputato del M5S Niccolò Invidia sul tema Coronavirus e lavoratori frontalieri. (foto: la dogana di Lavena Ponte Tresa)
«Nessun allarmismo – continua il parlamentare – ma faccio alcune considerazioni a riguardo: la Svizzera ha già chiuso molti confini, lasciandone aperti 13, dando poco spazio alla prefettura per organizzarsi e infatti si sono creati disagi pesanti per i lavoratori. Molti frontalieri  sui giornali si sentono come carne da macello per l’economia svizzera – viste anche le dichiarazioni delle autorità bernesi che dichiaravano apertamente di aver chiesto all’Italia di proseguire nelle attività lavorative – e vorrebbero poter restare a casa. Questa è la percezione generale ed è chiesta a gran voce e la supporto».

«La Svizzera inoltre sta facendo pochi controlli sanitari e in questo momento ci sono in Ticino molti casi positivi, più che nei territori di Varese e Como messi insieme . A questo link ci sono i dati  e alla fine loro continuano ancora a lasciare tutte le attività commerciali aperte, con i relativi rischi».

Secondo Invidia, inoltre, si stanno rischiando anche discriminazioni nei confronti degli italiani, non solo per i maggiori controlli che subiscono ma anche per i primi segni di razzismo che la popolazione locale sta mostrando e che vengono riportati online.
«Le istituzioni del Canton Ticino chiedono la chiusura – continua il deputato del M5S – ma questo punto solo Berna continua a propendere per l’apertura, un’opzione che oltre ad essere poco sicura è anche antieconomica sul lungo periodo».

LE SOLUZIONI

«Secondo me – suggerisce Invidia – si potrebbe chiedere la chiusura totale dei confini e quindi di lavorare in smart working per la maggior parte del personale, la cassa integrazione straordinaria per i frontalieri del settore secondario e il permesso di lavoro per il personale medico, ovvero circa 2000 frontalieri sul totale».
«Occorrebbe poi considerare – conclude il deputato – oltre al controllo dei doganieri, quello della Croce rossa per un check sanitario sulle poche persone che rimarrebbero a passare. Se diamo priorità alla sicurezza, diamo priorità alla stessa economia sul medio periodo. Le mezze misure non pagano, e infatti ci sono delle regole draconiane in tutta Italia, non vedo perché i territori di confine dovrebbero sottrarsi a questa condizione.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 Marzo 2020
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