“Largo Flaiano: alla porta della città si addice una rotonda”

Le considerazioni dell'architetto Fabio Pevarello, che ha partecipato dieci anni fa a un concorso a questo proposito e saluta con favore le ultime proposte

Rotonda di largo Flaiano proposta dell'architetto Pevarello

Le considerazioni dell’architetto Fabio Pevarello, che ha partecipato dieci anni fa a un concorso su Largo Flaiano e saluta con favore le ultime proposte. Ecco il suo contributo

L’amministrazione cittadina guidata dal Sindaco Davide Galimberti ha chiesto ai consulenti del Comune per il Piano del Traffico (Sintagma S.r.l.) di studiare una proposta già nei cassetti dell’Ufficio Lavori Pubblici: il ridisegno della viabilità di ingresso a Varese dall’autostrada in Largo Flaiano.

E’ questa un’idea che circola da parecchio tempo: la soluzione viabilistica di un nodo che nel 1924, al momento della inaugurazione della Milano Laghi, era un omaggio alla modernità, la comodità – per i pochi automobilisti dell’epoca – di entrare in città direttamente dall’autostrada.

Rotonda di largo Flaiano proposta dell'architetto Pevarello
Largo Flaiano all’epoca

Oggi una eredità ingombrante, per via dell’aumento del traffico in ingresso alla città e del conseguente degrado ambientale dovuto sia all’inquinamento provocato dagli automezzi sia al comportamento degli automobilisti spesso fermi in coda e usi a gettare carta, mozziconi di sigaretta e quant’altro dal finestrino.

Nei giorni sospesi a causa dei provvedimenti per l’emergenza covid-19 mi è capitato, riordinando il mio archivio professionale, di trovare la documentazione di una mia partecipazione, dieci anni fa, a un Concorso di Idee promosso da un appassionato e patrocinato dall’Amministrazione Comunale dell’epoca dal titolo “diSegno la porta della città”.

Purtroppo, nonostante il fascino del tema, fu un concorso poco partecipato, lo spunto fu infatti raccolto soprattutto da bambini e cittadini appassionati e non da creativi, professionisti o artisti.

Non ritenendomi affatto né particolarmente creativo né tantomeno artista puntai per la mia idea su un semplice segno, un logo che avevo presentato molti anni prima al Concorso per il logo del Parco Campo dei Fiori (quello vinto sì da un artista, il bravo Giorgio Vicentini) e su una riflessione urbanistica che ritengo tutt’ora attuale: quale è, o quali sono, le porte di ingresso di Varese?

Largo Flaiano ha sempre rappresentato l’ingresso di Varese dall’autostrada, solo negli ultimi quarant’anni, dopo la costruzione dello svincolo di Bellavista che consente di entrare in Varese centro da viale Europa e quindi da via Metastasio, esiste un’alternativa spesso più utilizzata ma non altrettanto affascinante nella memoria dei varesini.

Ricordo che al rientro dalle vacanze io ragazzo chiedevo al papà di non passare da Viale Europa perché era bello vedere la città sfilare per la sua lunghezza, come per riprenderne possesso visivo; abitavo a Sant’Ambrogio ed era bello riconoscere i luoghi, Piazza Repubblica, Piazza Monte Grappa, il piantone di Via Veratti, il filare di Viale Aguggiari che sale verso casa.

In realtà gli ingressi a Varese sono molteplici, non si limitano alla direttrice sud-est /ovest con le provenienze da Milano/Busto/Arsizio/Gallarate e da Milano/Saronno/Tradate che convergono appunto in Largo Flaiano e la provenienza Gavirate/Casciago che ha oggi, nella rotonda presso l’Esselunga di via Caracciolo lo snodo di ingresso alla città. Da nord- nord/est ci sono le direttrici delle valli con la provenienza da Luino/Brinzio in corrispondenza del “ferro di cavallo” e la provenienza Luino/Ponte Tresa/Valganna in prossimità dell’innesto alla tangenziale di Varese in località Mulini dell’Olona (zona industriale di Induno Olona). Infine la provenienza da Como/Malnate alla folla di Malnate in prossimità del centro commerciale Iper.

Questi ingressi alla città di oggi rispecchiano più o meno le stesse direttrici delle porte storiche del borgo di Varese che erano le vie di accesso al borgo dove si svolgeva la fiera dei cavalli e del bestiame e quindi confluivano le direttrici dalle valli a nord e dalla colline a coronamento del lago.

Ci sono poi ulteriori ingressi alla città sviluppatisi negli anni dalla opportunità di scaricare dal traffico le principali vie di ingresso/uscita da e verso Milano, confluenti comunque nel raccordo autostradale, e sono le direttrici che si originano dalla S.P. 1 circumlacuale in prossimità delle rotonde che la costellano: via Corridoni attraverso le castellanze di Bobbiate e Casbeno, e via Valle Luna attraverso la castellanza di Masnago, sono ormai considerate ingressi alla città anche grazie ad una migliore e più precisa cartellonistica lungo l’Autostrada A 8 Milano Laghi.

Questo lungo excursus è, a mio parere, una riflessione utile a comprendere che noi varesini abbiamo ben chiara la visione della nostra città, sappiamo che arrivando da queste direttrici, oltre le odierne rotonde (tristemente addobbate) e il paesaggio spesso deturpato da edifici di pessima qualità e quasi sempre in precario stato di conservazione, si apre il nostro gioiellino, ricco del piccolo caratteristico centro e degli esuberanti giardini delle ville più prossime ad esso.

Chi ci raggiunge non lo sa, non può nemmeno intuirlo per via della caratteristica conformazione della nostra città che sale in più ripiani dal Lago al Campo dei Fiori e con il borgo centrale protetto dai colli delle Castellanze storiche.

Anni fa con alcuni amici ero di supporto per un evento che doveva svolgersi al Palace Hotel, mi fu richiesto di stare in zona cimitero di Casbeno a dare agli invitati che provenivano da Milano indicazioni per il colle Campigli. Lo stesso giorno c’era un evento all’Ippodromo e molti automobilisti vedendomi “di servizio” nei pressi del cimitero di Casbeno si fermavano per chiedere indicazioni: molti mi chiedevano: siamo ancora a Buguggiate? La cosa mi colpì molto: effettivamente provenendo dall’uscita Buguggiate – Lago di Varese e risalendo da Via Corridoni ancora oggi chi non conosce già Varese stenta a riconoscere una città capoluogo di provincia.

Così non è invece per Largo Flaiano: al di là del traffico e delle situazioni puntuali di degrado di cui parlerò tra breve, chi arriva dall’autostrada può cogliere la dimensione cittadina e addirittura leggere il caratteristico rapporto di Varese con il suo Sacro Monte e il massiccio del Campo dei Fiori.

Torno quindi all’inizio: la mia idea per il concorso, aldilà del segno grafico – quasi un vezzo, l’aiuola con il logo – il “segno” che mi interessava era la rotonda: una soluzione al problema viabilistico che diventasse anche un elemento ordinatore dello spazio e offrisse un punto di vista diverso per chi entra in città.

In questo senso è anche un’opportunità, uno stimolo a ingenerare occasioni di rivitalizzazione di edifici e di aree, gli uni oggetto di lenta e progressiva ristrutturazione, le altre dismesse se non addirittura degradate , come l’area all’incrocio Via Gradisca/Via Lazio e l’area di ingresso al raccordo autostradale, dove una volta c’era il distributore di carburante.

La proposta della società consulente del Comune di allungare a ovale la rotonda, oltre all’aspetto pratico di riordinare un’area scomposta, e all’aspetto puramente viabilistico di risolvere il nodo traffico, ha il fascino di regalare una bella vista prospettica, oggi riservata solo a chi proviene da Viale Borri, e domani vero e proprio biglietto da visita per chi viene a scoprire Varese.

Fabio Pevarello, Architetto

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Pubblicato il 25 Giugno 2020
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