Dal Piantone alle piantine: la città disalberata

L'opinione di Valerio Crugnola, consigliere della LIsta Galimberti, su di un argomento spinoso per la "città giardino": quella della diminuzione del patrimonio arboreo "un tema su cui porre attenzione"

Il "piantone" è al lumicino

Si è parlato nelle settimane scorse di piantine che abbellirebbero il centro, e abbiamo visto un rappresentante istituzionale con delega all’innaffiatoio esibirsi nel bagnare quattro vasetti sul balcone di Palazzo Estense. Con un semplice cambio di vocale che muta un diminutivo in un accrescitivo, la mente corre dalle piantine al Piantone, anch’esso oggetto di trascorse esibizioni (si era amabilmente conversato di futuribili cloni scivolando per intanto nei ricordi).

È normale domandarsi che ne sarà del vuoto paesaggistico e percettivo creato da quella morte annunciata. Il taglio di un albero così simbolico ci ha reso consapevoli di vivere in una città in via di disalberazione, immiserita nel suo patrimonio paesaggistico e arboreo tanto nei parchi pubblici quanto nei parchi e giardini privati. Città giardino sì, ma con sempre meno alberi.

Da mezzo secolo quel patrimonio è oggetto di interventi irriguardosi per la vegetazione pur di ricavare volumetrie, posti auto, scivoli o superfici impermeabili; in anni più recenti è stato condannato alla sega elettrica da impiegati solerti nell’applicare il supremo comandamento del dipendente pubblico – Primum parare meas proprias nates –, e in ultimo è stato vittima dei cicloni tropicali che ormai aggrediscono periodicamente il territorio.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Varese non può più mascherare le tante ferite, cicatrici, porcherie architettoniche, brutture e metastasi cementizie subite negli anni. L’amministrazione in carica ha introdotto molte e potenti inversioni di tendenza a 359°. Era ora! Ha sistemato villa Toeplitz: era ora! Ma la disalberazione, tema in sé minuscolo ma simbolicamente non minore, non ha ricevuto altrettanti segnali forti. È ora di darli.

Queste righe non si prestano a scoopismo o a enfatizzazioni. Non sono né un allarme politico né una polemica con la giunta, specie in vista del cambiamento dei moduli di gioco e di alcuni giocatori nel campionato 2021-26, al momento fermi al 3-1-2-3. È un assist che invoca attenzione, un’opportunità di risposta, a circa un anno dal taglio, a una domanda dovuta: a che punto siamo?

Valerio Crugnola

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 luglio 2020
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