L’ospedale di Cuasso è senza medici, infermieri e pazienti

Dopo le dimissioni dell'ultima paziente Covid, la direzione ha trasferito anche tutto il personale sanitario. Restano solo portinai, manutentori e qualche amministrativo

ospedale di cuasso

Il grande ospedale di Cuasso al Monte è  vuoto. A tre settimane dalla dimissione dell’ultima paziente Covid, il personale è stato tutto trasferito e i padiglioni sono deserti.

Rimangono solo i portinai, quale amministrativo e addetto alla manutenzione. Nonostante le aspettative e la volontà dei dipendenti di riprendere le attività riabilitative interrotte a marzo per ospitare pazienti positivi al coronavirus, la decisione della direzione dell’Asst Sette Laghi è quella di mantenere venti letti del presidio in caso di un ritorno dell’epidemia, una sorta di ospedale per l’emergenza. I due piani del padiglione centrale e la palazzina della Medicina ristrutturata in tempi record hanno visto transitare ammalati in via di guarigione, ancora positivi ma non più in condizioni gravi. Ormai, però, la fase critica è stata superata, i ricoveri sono ridotti a qualche caso e i letti di Cuasso non servono.

Da una decina di giorni, quindi, si è attuato il progetto che era nelle indicazioni di Regione Lombardia, decisa ad affidare ad altri soggetti gestione e costi di una struttura che non rientra più nei suoi programmi. Il bando per la manifestazione di interesse per la gestione del presidio si era concluso il 29 febbraio, a inizio pandemia. Le richieste arrivate erano state 4 ma solo un paio erano apparse concrete. Poi la pandemia e la crisi globale hanno bloccato tutto.

Il destino del presidio ospedaliero, che non tornerà al passato e alla sua missione riabilitativa, è quindi legato all’andamento dell’epidemia: una volta finita l’emergenza, verrà messa la parola fine.

Non ne è convinto il Comitato nato per mantenere la funzione di sanità pubblica: domani, giovedì si riunirà la commissione sociosanitaria della Comunità montana del Piambello. Ci si attende una netta presa di posizione in merito al progetto realizzato e presentato in Regione per ridare una vocazione all’ospedale.

La Sette Laghi, in una nota, conferma indirettamente che il Presidio di Cuasso verrà utilizzato in futuro solo per l’emergenza sanitaria legata al coronavirus e che i piani organizzativi sanitari si concentrano sul PRESST che verrà realizzato ad Arcisate: « Fortunatamente, da qualche settimana non ci sono pazienti da ricoverare e quindi il personale sanitario è stato destinato ad altre sedi dell’Azienda, così da offrire rinforzi nella gestione dei servizi attivi. Nel caso si presentasse la necessità, gli operatori sono pronti per tornare a Cuasso, dove è comunque presente del personale allo scopo di mantenere l’operatività della sede.

Contestualmente, tenuto conto anche di questo particolare ruolo dell’Ospedale di Cuasso sul fronte Covid, l’Azienda sta lavorando alla prossima attivazione del PRESST di Arcisate, che si svilupperà a partire dalle attività già presenti nelle due sedi di via Campi Maggiori e di via Matteotti, di cui è in corso il potenziamento e l’integrazione. Tra le novità più significative previste nel PRESST,  il servizio dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità e l’ambulatorio AFT, Aggregazione Funzionale Territoriale, gestito da Medici di Medicina generale.  

Alla base della nuova impostazione dell’offerta che si concretizzerà nel PRESST, infatti, c’è lo studio dei reali bisogni sociosanitari della popolazione dei comuni dell’area, a cui ci si propone di offrire in un’unica sede risposte che nascono dalla stretta integrazione tra l’ambito delle cure primarie, quello delle cure specialistiche e quello delle sedi territoriali, a cui affiancare alcune attività proprie dell’area dei servizi alla persona di natura più strettamente sociale».

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Pubblicato il 29 Luglio 2020
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