Ricordo di Salvatore, animo gentile

Se ne va un simbolo di Varese, chi lo ha conosciuto lo ricorda così

Generica 2020

Sono cresciuta a Malnate negli anni ’90 e Salvatore resterà nel mio cuore come uno dei primi, tanti, personaggi pittoreschi che si incontrano nel corso di una vita.

Quando eravamo più piccoli ad alcuni di noi faceva paura: ti guardava dall’unico occhio che gli era rimasto mentre si avvicinava, con quel corpicino striminzito, guardingo e molleggiante come Moretti all’inizio di Ecce Bombo. Jeans, giacchetta sempre enorme, capelli grigi raccolti nel codino.

Quando eravamo ragazzini veniva “al campetto” a dirci che le sigarette facevano male. Che c’era in giro la droga e bisognava stare attenti. Il mònito a stare lontano dagli abusi, a guardarlo, mi ha sempre stretto il cuore. Ha fatto più prevenzione lui, con il suo esempio, che tanti opuscoli sul tema distribuiti alle medie.

Ci conoscevamo, con Salvatore. Ogni tanto mi chiamava per invitarmi a bere il caffè “perché poi parto per Sanremo, vado dalle signorine. Eleonora ma tu come stai? Come va l’amore”?”, quando lo incontravo in giro il caffè lo prendevamo poi davvero. Non me lo ha mai fatto pagare una volta e mi salutava sempre raccomandandosi di portare i suoi saluti a mia mamma e a mio papà.

Una delle tante sere che tornando a casa da Varese l’ho visto camminare lungo la provinciale, gli ho offerto il solito passaggio. All’altezza dell’Iper mi ha domandato “Ti ricordi quando eri in giro in macchina in costume con tutti quei brasiliani?” No, non me lo ricordavo perché ovviamente non era mai successo, ma lui sogghignava e si mordeva una mano come a dirmi “eh, quante ne hai combinate mannaggia..” e poi mi agitava su e giù la mano a paletta come a farmi la ramanzina.

E poi ancora una sera, in un bar del centro: “Mi piacerebbe molto vederti qui, con il tuo amore, che aspetti un bambino. Come ti siederesti qui? come staresti seduta sullo sgabello? Ah! Non farmi dire!!” e scappò via camminando con le ginocchia piegate e i passi larghissimi.

Erano anni che non lo vedevo. Mi sarebbe piaciuto incontrarlo con mia figlia, chissà come sarebbe stato contento. In quel modo matto, tutto suo, di essere contento.

Una sera di almeno dieci anni fa invitò me, e un’altra quindicina almeno di amici, a casa sua  a mangiare i pizzoccheri fatti da sua mamma. E ci aveva servito caffè e pasticcini. Eravamo tantissimi. Indossava una camicia bianca, da grande occasione, e ricordo che i suoi genitori furono contenti di vedere tanto affetto attorno al loro Salvo.

Non ho mai saputo, né mi è mai interessato approfondire, cosa ci fosse stato di preciso nel suo passato. I “perché” e i “per come” fosse “così”. A me ha insegnato sin da piccola ad andare oltre le apparenze. A non fermarsi a quella sensazione di diffidenza che ti possono dare le persone “strane”. Nel suo caso era un animo gentile che aveva più che saldato il debito coi suoi errori. Quali che fossero.

Ciao Salvatore, ti ricorderò sempre col sorriso. E il passo fulmineo.


di martinellieleonora@gmail.com
Pubblicato il 20 Novembre 2020
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Commenti

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  1. Gigi Carenzo
    Scritto da Gigi Carenzo

    L’ultima volta.in P.zza Carducci…ciao Felix…come sta il tuo papà ???
    “Non mi distrarre che sto’…PENSANDO…….e scappò via…..alla mia vista ….per sempre ma sicuramente non nei miei ricordi.
    Ciao Felix…animo gentile

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