Dal sogno, alla squalifica: l’ex compagno di squadra Zecchini ricorda Paolo Rossi

Il difensore fu compagno di "Pablito" al Perugia: vennero entrambi squalificati per il calcioscommesse nel 1980. Ora abita a Buguggiate e dopo una carriera da giocatore e allenatore è fuori dal mondo del calcio

Generica 2020

«Paolo era un ragazzo molto simpatico, umile e allegro». A ricordare Paolo Rossi è Luciano Zecchini, un nome che forse non a tutti evoca grandi ricordi, ma che Rossi lo ha conosciuto da compagno di squadra e di sventura.

Sì, perchè Zecchini era nel Perugia che nel 1979/1980 accolse a braccia aperte Paolo Rossi dopo un campionato stratosferico, fatto di zero sconfitte e un secondo posto che è ancora negli annali della società umbra e del calcio italiano come una delle imprese sfiorate più eclatanti di sempre. L’arrivo di Rossi da Vicenza, dove era stato capocannoniere in serie B e in serie A, soffiato alla Juventus con un colpo di calciomercato del presidente Franco D’Attoma, aveva fatto sognare la piazza perugina, ma tutto sfumò a causa del calcioscommesse, il Totonero, una pagina buia del calcio italiano.

Rimasero coinvolti diversi giocatori, dirigenti e presidenti in serie A e il Perugia fu proprio una delle società più nel mirino dei giudici: 5 punti di penalizzazione alla squadra e la squalifica di tre uomini di spicco della rosa biancorossa, Mauro Della Martira per 5 anni, Luciano Zecchini e Paolo Rossi per 3 anni, pena poi ridotta a 2 anni per il centravanti che divenne eroe del Mondiale del 1982.

Zecchini dopo quell’esperienza ha giocato a Massa Carrara per due anni e poi si è dato alla carriera di allenatore, girando per l’Italia e facendo tappa anche a Busto Arsizio, per due volte mister della Pro Patria nel 1988/89 e dieci anni dopo nel 1998/99. Oggi fa il pensionato nella sua casa di Buguggiate, cura i nipoti e vive una vita slegata dal calcio, anche se Paolo Rossi lo ricorda con piacere e con un briciolo di nostalgia.

«Sono a Varese dai tempi del Milan (ci ha giocato nel 1974/75, periodo nel quale ha anche esordito in Nazionale), avevo preso casa qui perché era vicina al campo di allenamento. Con un gruppo di compagni di squadra ricordo che abbiamo passato momenti molto belli. Poi mi sono sposato con una ragazza di qui e ci ho fatto la mia base», racconta Zecchini.

«Ricordo Paolo quando arrivò a Perugia. Noi eravamo un gruppo forte, arrivavamo da una stagione fantastica, con zero sconfitte, il secondo posto e la qualificazione in Coppa Uefa – ricorda il difensore originario di Forlì -. Il suo arrivo entusiasmò la piazza, anche se poi i risultati del campo non furono quelli sperati, anche per via della vicenda del calcioscommesse che fermò un po’ tutto. Paolo era un ragazzo simpaticissimo, umile, allegro, di buonissimo spirito e carattere. Era un giocatore fortissimo, lo hanno scoperto tutti dal Mondiale in poi. Era un centravanti atipico, non sembrava essere un giocatore d’area, perché era capace di giocare, di dialogare, ma aveva istinto, tempi giusti, tecnicamente era buono, saltava l’avversario con facilità».

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Del periodo nero della squalifica, Zecchini parla malvolentieri: «Si è parlato e detto tutto e più di tutto. Noi siamo stati messi in mezzo a qualcosa con cui non c’entravamo nulla. Paolo ha fatto da vetrina a tutta la vicenda, era il nome che emergeva, era in procinto di andare alla Juventus ed era l’attaccante della Nazionale, era lui sotto i riflettori. Abbiamo vissuto quel periodo insieme, ma con pressioni diverse. Ormai è andata, inutile rivangare il passato. Grazie alla vittoria del Mondiale ci fu il condono che permise di tornare a giocare un po’ prima dei termini della penalizzazione anche a chi come me aveva preso più anni di squalifica – spiega Zecchini -. Ci siamo ritrovati al di fuori del calcio in qualche occasione, ci siamo divisi, la vita porta a fare scelte e prendere strade diverse. Ma il rispetto e l’amicizia non sono mai venuti meno».

Tommaso Guidotti
tommaso.guidotti@varesenews.it

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Pubblicato il 11 Dicembre 2020
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