Il sindacato Nursig Up contesta il programma “Skill mix exchange” dell’Asst Sette Laghi

Il sindacato della sanità lancia l'allarme sulla grave mancanza di infermieri in Lombardia e solleva il problema della concorrenza del Canton Ticino

Nursing up Lombardia

Il sindacato del comparto Nursing Up critica la decisione dell’Asst Sette Laghi di avviare il programma “Skill mix change” per coinvolgere gli OSS a supporto degli infermieri.

La decisione, assunta per limitare i problemi davanti alla mancanza di 133 figure infermieristiche ( il 6% del fabbisogno) ha indotto  Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, a prendere una netta posizione: «Ci giunge in queste ore, come l’ennesimo fulmine a ciel sereno, e risuona anche come l’ennesimo campanello d’allarme di un più che mai traballante sistema sanitario, legato al discutibile modus operandi di alcune delle nostre Regioni, la notizia che l’Asst Sette Laghi di Varese ha avviato un un programma di Skill Mix Change, ossia un modello di collaborazione sinergica con altre figure del comparto sanitario.  In particolare si punta sugli Oss, incaricati di supportare un maggior numero di incombenze per alleviare il carico di lavoro degli infermieri.

Fin qui non ci sarebbe nulla di anomalo, anzi dovremmo accogliere positivamente la notizia dell’interscambio e della collaborazione tra Oss e infermieri, nel momento in cui i primi possono essere di supporto a questi ultimi.

Ma la realtà è ben altra: visto che scavando a fondo ci si rende conto che i 64 operatori socio-sanitari assunti in più rispetto allo scorso anno da parte dell’Asst Sette Laghi, il che pare che faccia addirittura superare di 32 unità la dotazione organica specifica, nascondono altro problema. E non è affatto positivo, agli occhi dei cittadini, far passare la notizia come una brillante iniziativa quando le motivazioni sono di natura molto differente».

« Regioni con un ruolo chiave per la sanità italiana, come lo è la Lombardia, oggi si ritrovano più che mai senza infermieri a sufficienza (9500 le unità mancanti all’appello). E cosa fanno per risolvere il problema?  Assumono un numero maggiore di Operatori Socio Sanitari.  Si sono chieste le nostre aziende sanitarie lombarde, come mai gli infermieri di Varese, così come quelli di Como e Lecco, decidono, da anni, di fuggire in massa verso il vicino Ticino? Qualcuno si è posto la domanda del perché i bandi per l’assunzione degli infermieri finiscono con l’andare pressoché deserti?

Sempre questo qualcuno ha forse dimenticato che con il PNRR in ballo, con la missione 6 del Piano Nazionale di Resilienza da realizzare entro il 2024, e con le Case e gli Ospedali di Comunità in arrivo, nell’intento di non sprecare le ingenti risorse che arrivano dall’Europa, perché ricordiamo che questi fondi prevedono degli step da portare a termine, ci sarà da rispondere a un ulteriore fabbisogno di 30-35 mila infermieri di famiglia/comunità, per ricostruire la disastrata sanità di prossimità.

E pensiamo davvero di farlo, con tutto il rispetto, assumendo solo gli OSS? Pensiamo davvero che gli Oss possano supportare in tutto per tutto la mancanza di infermieri, con una voragine  arrivata a 80mila unità, destinata solo ad allargarsi inesorabilmente?

E allora per quale ragione, pur nell’apprezzabile intento di creare sinergia tra OSS e infermieri, non si tiene conto che questi ultimi hanno e avranno sempre competenze ben diverse, e che è proprio su tali qualificate ed infungibili competenze che  dobbiamo costruire la sanità del presente e del futuro?

Cominciamo a pagare in modo adeguato i professionisti dell’assistenza, facciamolo adesso! Non smetteremo mai di chiederlo a Governo e Regioni.

In gioco, più che mai, puntando sulla competenza di infermieri che rappresentano l’eccellenza nel loro campo, c’è l’indispensabile crescita qualitativa dell’assistenza al servizio dei cittadini, da nord a sud, fuori e dentro le realtà ospedaliere.

E allora diciamo basta, una volta per tutte, a politiche centrali acefale, che ostinandosi a non riconoscere universalmente le elevate competenze delle professionalità sanitarie del SSN, costringono le stesse aziende sanitarie ad andare avanti inventandosi di tutto, pur di mettere una toppa sulle gravi carenze di personale, che alla fine sono proprio dovute ai disastrosi effetti di tale incomprensibile mancanza di riconoscimento» conclude De Palma.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 05 Dicembre 2022
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