La scuola non chiuse durante il lockdown: processo a Varese
Alla sbarra la legale rappresentante di una cooperativa scolastica che utilizza metodi steineriani accusata di non aver ottemperato l’ordine delle autorità
Come interpretare una norma che per definizione è generale e astratta a casi particolarissimi, come particolare è uno specifico metodo di insegnamento? Un caso interessante, non di certo per la gravità del reato, ma proprio per la natura dei fatti, è quello in corso a Varese dove al banco degli imputati c’è la legale rappresentante di una cooperativa scolastica attiva in un paese della provincia di Varese che adotta metodi di insegnamento “steineriani“. Ciò che viene contestato alla donna risguarda la mancata ottemperanza dell’ordinanza comunale che aveva ad oggetto la temporanea sospensione dell’attività con didattica in presenza.
Siamo in piena pandemia, nel marzo 2021. Il 19 marzo di quell’anno gli agenti della polizia locale suonano alla porta dell’istituto e contestano ai docenti presenti l’apertura della scuola, con lezioni in presenza, tanto da appurare la presenza di 80 alunni e 10 docenti. Viene fatto un verbale dei vigili e parte la denuncia per «inosservanza dei provvedimenti dell’autorità», un reato previsto dal codice penale che prevede pene piuttosto blande come l’arresto fino a tre mesi e 206 euro di ammenda, tanto che lo stesso pubblico ministero, avuti gli atti fra le mani, emise un decreto penale di condanna che prevedeva il versamento di poche centinaia di euro, decreto impugnato dai legali dell’imputata e che arriva dunque in aula con giudizio immediato, cioè direttamente al dibattimento dove infatti nell’udienza di giovedì mattina dinanzi al giudice monocratico di Varese la questione è stata affrontata sentendo alcuni testimoni.
In particolare hanno parlato alcuni dei professori in forza alla scuola che hanno raccontato come per lo specifico metodo di insegnamento si rendeva necessario seguire direttamente gli studenti attivando uno specifico percorso legato ai laboratori presenti nella suola così da garantire la continuazione didattica e al contempo garantire anche il rispetto delle norme anti contagio fra gli studenti. Non è dello stesso avviso la Procura secondo cui a prescindere dal metodo di insegnamento scelto, era comunque da seguire e stemperare l’ordine imposto dalle autorità comunali attraverso ordinanza, e nulla varrebbe una sorta di comunicazione proposta e invitata al Comune per avvertire del protocollo che gli insegnanti avrebbero adottato. La discussione è prevista per la metà di aprile.
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